QUATTRO E CINQUANTA
- Due e cinquanta, tre e cinquanta, quattro e cinquanta. – dice il ragazzo con
un sorriso fintissimo a increspargli le labbra. Luís pensa ad Helen a casa, a
ciò che potrebbe comprare a lei o alle bambine con lo stesso quantitativo di
denaro, e poi sospira.
- Cos’è che fai per duecentocinquanta? – chiede quasi timoroso. Il ragazzo ride
gettando indietro il capo e mostrandogli una chiostra di denti perfetti e
bianchissimi, che spiccano contro le labbra e la pelle ambrata.
- Tu dimmi cosa ti puoi permettere. – risponde lui, lanciandogli un’occhiata
quasi analitica, come volesse rubargli la risposta di dosso, indovinandola dalle
pieghe del completo elegante e sobrio che indossa, - A come far fruttare i tuoi
soldi poi penso io. – e si avvicina abbastanza da lasciargli sentire il suo
profumo. È un profumo da ragazzino, sa di crema abbronzante, gel e colonia, di
quelle grezze dall’odore penetrante, che solo nella beata idiozia dei tuoi
vent’anni puoi credere sensuali. Luís di anni ne ha già trentasette, il periodo
di beata idiozia di cui sopra l’ha superato abbondantemente, perciò sorride e
basta nell’osservare i piccoli gesti con cui il ragazzo si fa avanti,
mostrandosi come fosse una preda succulenta. Ogni suo movimento non fa che
ripetere “mi vedi? Sono stupendo. Non dovrebbe esserti permesso sfiorarmi
neanche a costi ben più elevati di quattrocentocinquanta euro, quindi cos’è che
aspetti? Ti sto praticamente regalando il mio corpo, perché non ti muovi?”
In effetti, Luís non perde troppo tempo a riflettere. Quando il ragazzo si
avvicina abbastanza, sporge le labbra in cerca delle sue, ed ha appena il tempo
di assaggiarle che lui si tira indietro, ridacchiando con divertita malizia.
- Questo costa già tre e cinquanta. – gli fa sapere.
Luís si lascia andare ad un sorriso colmo dello stesso identico divertimento che
fa brillare gli occhi del ragazzo.
- Come ti chiami? – chiede, e lui scuote il capo.
- Per questo ne servono quattro e cinquanta.
La mano corre veloce al portafogli conservato nella tasca interna della giacca.
Lo estrae e ne tira fuori cinque banconote, cento, cento, cento, cento e
cinquanta, ecco qui, per una persona normale sono i soldi di un affitto o di una
rata del mutuo, e lui li usa per assicurarsi i favori della puttana più stronza
di tutta Madrid.
Il ragazzo si china su di lui, lo allaccia al collo ed intreccia le dita dietro
la sua nuca, sfiorandogli appena le labbra con le proprie.
- Cristiano. – sussurra in una carezza impalpabile, prima di baciarlo.
Luís non aspetta un secondo di più per stenderlo sul letto – il suo corpo è una
sagoma color caramello che si staglia nettissima contro il biancore accecante
delle lenzuola fresche di bucato dell’hotel di lusso in cui l’ha portato, e gli
viene da ridere se pensa a quanto male l’abbia guardato il concierge quando l’ha
visto apparire affiancato da quel ragazzotto bellissimo infilato in un paio di
jeans ed una polo strettissima, che proprio non poteva fare a meno di continuare
a masticare il chewing-gum in barba all’etichetta, da dietro i suoi enormi
occhiali da sole a mascherina – d’altronde sono quattrocentocinquanta euro,
frutti del suo lavoro, che se ne vanno fra quelle coperte, sul suo corpo che
sembra scolpito nel marmo, sul sapore salato della sua pelle e sui suoi gemiti
quando lo accoglie dentro di sé senza la minima difficoltà, con l’agio e la
naturalezza di chi è abituato a farlo per mestiere a prescindere dal piacere che
prova.
- Posso rivederti ancora? – chiede, spingendosi con forza sempre più in
profondità nel suo corpo, e Cristiano sorride accarezzandogli in un bacio umido
il collo e le spalle.
- Per questo – risponde in un ansito, - di euro ne serviranno almeno
cinquecento.