ABUSO DI POTERE


Lo fissa con odio sincero, profondo e affilato, mentre José ricambia la sua occhiata con una strafottenza altrettanto sincera, altrettanto profonda e altrettanto affilata, entrando dentro di lui con un colpo secco, di quelli che fanno male perché vogliono farlo. Josep digrigna i denti, stringendo con forza le mani attorno al tessuto morbido del divano, ansimando appena.
- Stronzo. – ringhia, mentre José lo afferra per i fianchi e si spinge più in profondità dentro di lui, - Fa’ piano.
- Qual era l’accordo? – lo prende in giro l’uomo, indugiando sulla sua erezione senza accarezzarla davvero.
- L’accordo era per scopare, non per farmi violentare a caso quando tu ne avevi voglia, pezzo di merda che non sei altro. – protesta lui, e José lo zittisce tirandoselo contro con violenza, obbligandolo a scivolare lungo tutto lo schienale e ritrovarsi con la testa incastrata fra i cuscini, così piegato su se stesso da sentirsi mancare l’aria.
- Mi pare di non aver violentato nessuno, fino ad ora. – gli fa notare José, sempre con quel sorriso di merda sulla faccia, - Sbaglio? – chiede allusivo, degnandosi finalmente di accarezzarlo piano fra le cosce, senza seguire affatto il ritmo delle spinte e frustrandolo fino all’inverosimile.
Josep vorrebbe, una volta tanto, smetterla di limitarsi a vomitargli addosso ingiurie, ed allontanarlo. Dirgli in faccia “col cazzo che mi lascio scopare ancora, tu come si scopa non lo sai, tu sai solo fare male e basta, e provo pena per chiunque finirà nel tuo letto da questo momento in avanti”, ma poi la mano di quest’uomo di merda che continua ad approfittare di lui – perché, cazzo, non sarà mica il primo scoperto a masturbarsi nelle docce, non è giusto, cazzo cazzo cazzo, non è giusto che solo lui debba sopportare un ricatto simile – quella mano, merda, si chiude attorno alla sua erezione e finalmente lo fa per bene, e si muove più velocemente, seguendo il ritmo delle spinte poderose ed aiutandolo a dimenticare il male che fa, e Josep chiude gli occhi, esausto, e quando viene lo fa trattenendo il respiro, un attimo prima che José si chini a baciarlo per rubarglielo tutto dalle labbra.
Si allontana senza neanche aspettare che l’erezione cominci a scemare, e lo fa perché sa che gli farà più male così, proprio ora che le sue difese sono tutte abbassate e il suo corpo è un unico, sensibilissimo fascio di nervi sovraeccitati.
- A domani, quindi. – lo saluta risistemandosi brevemente prima di abbandonarlo sul divano. Josep ci mette un po’ a rimettersi dritto, e l’unica cosa per cui ringrazia Dio, davvero, è essere solo in casa, perché per muoversi e rivestirsi gli servirà decisamente più tempo.