AWAY FROM THE DARK// (OFFUSCATO)
Di notte tutti i confini si sfumano, e seguirne le linee per Mario diventa quasi
un’attività divertente. Seduto nel privè di qualche discoteca dal nome ridicolo
e che a giudicare dal prezzo dell’ingresso dovrebbe essere molto più bella di
quanto invece non sia, Mario sta fermo, il proprio cocktail fra le mani, il
sapore di una donna sconosciuta fra le labbra e possibilmente anche il suo peso
e la sua morbida consistenza spalmata contro un fianco, e si guarda intorno. Le
luci si agitano svelte, come i corpi sulla pista da ballo. Fra le sue palpebre
socchiuse, fra le ciglia lunghe che si divertono a schermare il novanta percento
di ciò che potrebbe vedere – e, in fondo, è una condizione nella quale si
ritrova spesso, quella di vedere solo una minima parte di tutte quelle cose che
dovrebbe o comunque gli farebbe comodo notare – oltre lo schermo di disinteresse
che pone fra sé e gli altri, passano solo informazioni frammentarie, confuse,
spezzettate, come i ricordi di un sogno appena sveglio.
(DEFINITO)
//THE DARK INSIDE
Di giorno non è altrettanto semplice, di giorno i confini delle cose sono netti,
e seguirli non è divertente perché sai già cosa troverai alla fine – e quasi mai
si tratta di qualcosa di piacevole. Quando il sole picchia forte sulla Pinetina,
a volte Mario non riesce a guardare nemmeno l’erba o le foglie degli alberi, o
le divise dei suoi compagni: la luce del sole si riflette sopra ogni superficie,
lo colpisce dritto in faccia, gli ferisce gli occhi.
- Mario! – gli urla Mourinho, aggirandosi per il campo e attorno a lui come non
aspettasse altro di vederlo cedere per poi annientarlo del tutto, - Mario, non
ti distrarre!
E Mario riprende a correre, anche se non vuole, ma tiene gli occhi chiusi, a
rischio di inciampare, cadere o spezzarsi in altro modo l’osso del collo, perché
almeno così non vede, e può evitare di stare male.