BLOODSPORT

 

- Insomma, - si lamenta Gigi, sistemandosi meglio con la testa contro il suo stomaco e decidendo poi che, manicaretti di Susana o no, i suoi addominali sono troppo duri per poter stare comodi così, rassegnandosi perciò ad afferrare un cuscino e sprimacciarselo sotto la nuca, fra le risatine divertite di Julio che gli accarezza distrattamente i capelli, lasciandolo fare, - insomma, non ridere come un cretino. – lo rimbrotta, - Non mi sono fatto tutta questa strada per sentirti ridere delle mie disgrazie.

- Non sei mica venuto a piedi. – gli fa notare Julio con un’altra risatina, e Gigi sbuffa teatralmente, guardando altrove.

- Insomma, - riprende, - il porco, perché è un porco, eh, neanche uno stronzo, che serve troppo cervello per essere stronzi e lui difetta in materia prima, insomma, il porco le ha messo le mani addosso! A mia moglie!

Julio annuisce, l’espressione comicamente seriosa.

- Inaccettabile. – ammette.

- È mia moglie! – insiste Gigi, - Non è come se avesse cercato di mettere le mani addosso a me o, chessò, ad Alex… - gli lancia un’occhiata, - …se Alex fosse ancora per me quello che era, cosa che non è, giuro, per carità! – e Julio ride ancora, mettendo via la maschera di finta gelosia che aveva tirato su per metterlo in imbarazzo. – Insomma… - ripete Gigi, per la millesima volta, - hai capito, no? È una cosa diversa. Le mogli sono una cosa diversa.

Julio sorride e gli accarezza la guancia e il mento, annuendo condiscendente. Sì che lo sa che le mogli sono una cosa diversa, lo sa anche se Gigi non riesce a spiegarsi e per dire quello che deve dire ha bisogno di un milione e mezzo di insomma. Perché, insomma, è così anche per lui.

- Senti, dal momento che Dio, nella sua immensa bontà, ci ha dato gli aerei, - propone con un sorrisino furbo, - che ne dici se ti riaccompagno a casa?

Gigi solleva lo sguardo e lo fissa dal basso, vagamente perplesso.

- Perdio, non parlare come se dovessimo attraversare due isolati e basta: viviamo in due regioni diverse! – gli fa notare, e poi sospira. – Che idee hai in mente? – chiede, forse perfino un po’ intimidito.

Il sorriso di Julio si allarga ancora un po’, ma l’uomo non risponde nemmeno: si allunga verso il comodino, recupera il cellulare e chiama qualcuno con cui si mette a dialogare disinvoltamente in portoghese senza rivolgergli un’occhiata di più. Gigi sospira un’altra volta, si mette in piedi e, rassegnato, si prepara, a partire.

*

Non gli ci è voluto poi molto per capire dove Julio volesse andare a parare con tutti quei sorrisini e quei “vedrai” e quegli occhiolini e cenni d’intesa che lo hanno preoccupato e confuso fino a quando tutto non è stato chiaro nella sua mente. E adesso che Amauri si schiaccia contro la parete in fondo allo spogliatoio e che la porta è chiusa alle loro spalle e che Julio sta sorridendo come una specie di sicario mafioso addestrato ad uccidere a mani nude, è anche contento di non aver impedito niente di tutto ciò.

- Allora… - comincia Julio, mentre Gigi resta quasi in disparte e si appoggia contro la porta, incrociando le braccia sul petto e sorridendo divertito mentre si prepara a godersi lo spettacolo, - Le mani non servono davvero a un attaccante, no?