CALM DOWN
La sala d’attesa nello studio del dottor Hernandez è vuota già da una decina
abbondante di minuti, e Cristiano si sta massacrando il pollice coi denti più o
meno dallo stesso periodo di tempo quando Luís, sospirando rumorosamente, gli si
avvicina, e solleva le braccia per massaggiargli lentamente le spalle.
- Calmati adesso, dai. – dice carezzevole, tirandoselo contro e dondolando un
po’, - Ma l’appuntamento non era alle quattro e mezza? – chiede, nel tentativo
di distrarlo. Cris lancia una breve occhiata carica d’odio all’orologio appeso
al muro davanti a lui, come volesse imporre alle lancette di correre un po’ più
in fretta con la sola imposizione dello sguardo. – Forse sarebbe stato meglio
se--
- Se non ti avessi portato con me. – conclude il ragazzo per lui, allontanandosi
con uno scatto nervoso, - Dio, Luís, sto impazzendo. Dovevo uscire di casa,
d’accordo? Dovevo venire qui, dovevo sapere.
- Sì, ma non saprai comunque prima di un altro quarto d’ora almeno, Cris. – gli
fa notare lui con un sospiro esasperato, - Quindi, ti dispiacerebbe metterti a
sedere e--
- Mi dispiacerebbe eccome. – quasi ringhia Cristiano, muovendo qualche passo
nervoso intorno alla stanza. Luís lo osserva, in attesa di qualcos’altro. Le
suole delle sue scarpe da tennis scricchiolano fastidiosamente contro il lucido
pavimento in marmo misto, e il suo respiro è pesante e affaticato nel silenzio
surreale che attanaglia la stanza. – Sembra che non te ne freghi niente. –
mugola un po’ il più giovane, abbassando lo sguardo e mordicchiandosi
nervosamente un labbro. – D’altronde, hai anche ragione. – aggiunge con un po’
di tristezza, - Cosa dovrebbe fregartene? Non sei tu quello che rischia la
stagione.
- Tu non rischi la stagione, niño. – cerca di rassicurarlo, tornandogli
vicino e sollevando una mano per accarezzargli una guancia, sperando che non
decida ancora di scacciarlo o scappare via. – Vedrai che andrà tutto bene.
- Piantala di ripetermi che andrà tutto bene, Cristo, Luís! – esplode
Cristiano, le braccia che si allargano in un modo di stizza, prima di
allontanarsi definitivamente verso un angolo, in un gesto un po’ infantile che,
d’altronde, non stupisce Luís nemmeno un po’. Cristiano è sempre stato un
bambino, e a questo punto c’è da supporre che non crescerà mai.
- Niño. – lo chiama ancora, avvicinandosi e poggiandogli le mani sui fianchi in
una carezza tanto intima che Cristiano rabbrividisce e lui può sentirlo sotto i
polpastrelli, nonostante la maglietta che impedisce alle sue dita di sfiorare
come vorrebbero la pelle calda e tesa delle anche, - Ascoltami. – sussurra
piano, sporgendosi verso il suo orecchio. Cris mugola contrariato,
allontanandosi di qualche centimetro.
- Non qui. – prova a protestare, - Non ora. Potrebbero vederci.
- Il dottor Hernandez è dentro col suo paziente delle quattro. E, - aggiunge
sorridendo, - per quanto possa stupirti, il paziente successivo a te non
arriverà prima delle cinque. La gente normale rispetta gli orari degli
appuntamenti, sai?
Cristiano mugola ancora, ma non protesta quando Luís lo sospinge gentilmente
verso il muro, pressandosi contro il suo corpo ed aderendo perfettamente alla
linea un po’ curva della sua schiena.
- Mi fa male la caviglia. – puntualizza in una lagna quasi tenera. Luís ride a
pochi centimetri dalla sua nuca e questo basta perché Cris pieghi il collo,
esponendolo ad una lunga scia di baci umidi mentre le mani grandi e svelte di
Luís viaggiano lungo i suoi fianchi ed accarezzano brevemente la pelle liscia e
tonica del ventre, prima di avventurarsi oltre l’orlo dei jeans, accarezzandolo
sapientemente fra le cosce semidivaricate e tese.
Sono le mani dello stesso di Cristiano che, neanche pochi secondi dopo, si
trascinano febbrili fino al bottone che tiene ancora su i pantaloni. Lo
sfibbiano svelte, affamate, e Cristiano è un concentrato di voglia che trema e
si dibatte fra le braccia di Luís. Lo bacia teneramente sotto l’orecchio,
succhiando un po’ la pelle morbida del collo mentre lo aiuta a liberarsi di
pantaloni e boxer e lo sfiora tra le natiche con due dita umide, preparandolo
con attenzione ma velocemente, uno sguardo all’orologio e un altro all’ambra
liquida della sua pelle, resa umida e arrossata da baci e carezze.
Cristiano si piega in avanti ed allarga un po’ le gambe, mugola il suo nome
accogliendolo dentro di sé ed inarca la schiena lunghissima e tornita mentre
Luís ridisegna la sua spina dorsale un bacio dopo l’altro, fino alla nuca,
riempiendolo di brividi e solleticando piano la superficie sensibile della sua
pelle finché non lo sente stringersi tutto intorno a lui in spasmi irregolari e
violenti che lo costringono a digrignare i denti e trattenere il respiro mentre
viene con forza dentro di lui, stringendo la sua erezione nella mano chiusa a
pugno mentre osserva le sue mani aprirsi e chiudersi contro la parete in cerca
di un appiglio che non trovano, e che smette di essere utile quando anche Cris
viene, proprio lì fra le sue dita, e si lascia andare ad un sospiro sollevato
che non racchiude in sé solo la soddisfazione per un orgasmo.
Cristiano scuote il capo, rimettendosi dritto ed aspettando che Luís si sia
allontanato per darsi una sistemata e voltarsi a guardarlo – con aria
estremamente disapprovante.
- Pensa se ci avesse visto qualcuno! – borbotta, riprendendo istantaneamente a
lagnarsi, - E poi la mia povera caviglia! Questo sforzo potrebbe aver
compromesso irrimediabilmente le sue possibilità di guarire in fretta, sai?!
Luís sospira e rotea gli occhi, soffermandosi forse più del dovuto in
contemplazione di un soffitto oltre il quale – ne è quasi sicuro – Dio lo sta
guardando, facendosi beffe di lui. Il dottor Hernandez viene fuori dal suo
studio dieci minuti dopo, accompagnando il paziente precedente all’uscita, e
quando si volta a guardarli e mette a fuoco chi ha di fronte, Luís intuisce
dalla sua espressione funerea che le prime proiezioni – quelle più tragiche, che
vedevano Cris fuori uso per un periodo di almeno un mese, salvo miracoli –
probabilmente non erano poi così tanto campate in aria.
Sospira ancora, chiedendosi se riuscirà davvero a sopravvivere ad un altro mese
di Cristiano in queste condizioni, e poi il dottor Hernandez comincia a parlare.