LA CASA NON
PERDE// (PERDERE)
- Mi sembra di aver perso qualcosa. – borbotta Mario, rovistando ovunque e
mettendo a soqquadro l’intera camera.
- Qualcosa? – chiede distrattamente Davide, continuando a sfogliare la rivista
che ha per le mani, - Qualcosa tipo cosa? La testa, magari?
Mario si lascia sfuggire un mugolio sconfitto, ricadendo seduto sul letto
accanto a lui.
- Non lo so, è una sensazione. – sbuffa contrariato, - A te non è mai capitato
di avere la sensazione di aver perso qualcosa e non riuscire a capire cosa?
Davide sorride, posa la rivista di lato e lo guarda con un’indulgenza quasi
sproporzionata rispetto al loro rapporto e all’età che hanno.
- Sì. – risponde, - Erano le volte in cui avevo perso la testa.
(RITROVARE)
//LA CASA NASCONDE
Quando entra in camera, dopo aver parlato col mister per quelle che gli sono
sembrate delle ore ed essersi poi sentito candidamente dire che “a Barcellona
vieni anche tu, ovvio che vieni anche tu, vengono tutti, figurarsi se non
vieni anche tu!”, la prima cosa che nota è il braccialetto elastico nerazzurro
che credeva di aver perso eoni fa ed invece era lì a fare bella mostra di sé
sotto la lampada alogena sulla scrivania, come niente fosse.
- Ah! – esclama indicandolo col dito puntato, - Eccolo!
- Eh? – biascica Davide, svegliandosi per il suo schiamazzo e mettendosi a
sedere con aria ancora pesantemente assonnata, - Ma di che parli?
- Il braccialetto! – strillacchia Mario, quasi saltando fino alla scrivania,
recuperandolo e infilandolo senza aspettare neanche un secondo, - Era questo
quello che avevo perso, Dade! È sempre stato qui.
Davide sorride ancora, divertito.
- Come la tua testa. – risponde, - A proposito, a Barcellona ci andiamo
entrambi, vero?
- Uh, sì. – risponde lui, gesticolando disinteressato come se la cosa fosse
della minima importanza, - Mourinho me l’ha appena detto.
Davide ridacchia, stringendosi nelle spalle.
- E allora era proprio la testa. – soggiunge a bassa voce, ma Mario non lo sente
e lui non ha nessun bisogno di ripeterglielo.