YOU CAUGHT ME UP// (PREVISTO)
Quando Ondrej è arrivato a Palermo, non sapeva una parola di italiano. Il che
poteva non essere così drammatico, essendo Palermo una città in cui il requisito
minimo per essere amato dagli abitanti è parlare in una lingua che con
l’italiano non ha niente o quasi niente a che vedere, ma lo poneva in situazioni
di oggettiva difficoltà col resto della squadra, che invece a parlare in
italiano era obbligata, un po’ per la compresenza di tante nazionalità diverse,
un po’ perché mister Rossi e il palermitano non hanno ancora cominciato ad
andare d’accordo, un po’ perché – come dice anche il presidente – “non siamo
mica paesanazzi, ecchemminchia”.
Quando Fabrizio ha deciso di fargli da traduttore non è stato perché
comprendesse qualsiasi lingua fosse quella in cui Ondrej parlava, ma perché era
evidente che al ragazzino serviva un punto di riferimento, qualcuno accanto al
quale sentirsi tranquillo. Non importava che si potesse discutere per ore – sono
calciatori, in fondo, tutti i discorsi che possono passar loro per la mente
possono essere espressi a parole ma possono essere espressi ancora meglio a
calci – l’importante era stare vicini, e in virtù di questo, sì, aveva messo in
conto che Ondrej potesse attaccarsi troppo, magari perfino prendersi una cotta,
che ai ragazzini queste cose capitano, soprattutto quando sono soli e tanto
lontani da casa.
(IMPROVVISO) //I’M CAUGHT UP IN YOU
Quello che non aveva previsto, naturalmente, era che a prendersi la cotta
sarebbe stato anche lui. Che i sorrisi infantili di Ondrej potessero
sciogliergli il cuore quasi quanto un sorriso di sua figlia, che i buffi gesti
che ogni tanto faceva intervallando parole italiane a caso per cercare di farsi
capire potessero scavarsi un posto dentro il suo corpo, sotto il cuore e sopra
lo stomaco, e togliergli il respiro, dargli i brividi, perfino con le cose più
idiote, come quando – un paio di giorni dopo essere arrivato – l’aveva raggiunto
in camera al Tenente Onorato brandendo un paio di forbici e chiedendogli in un
centinaio di incomprensibili lingue tutte diverse se per favore poteva
tagliargli i capelli. E Fabrizio aveva riso, perché “ma che ci vuoi fare con
quella roba’, picciri’, e aveva tirato fuori il rasoio elettrico passando
due delle ore più divertenti della sua vita semplicemente tagliandogli i capelli
a zero.
Ora lo guarda dormire placido al suo fianco, nel letto sfatto. Russa un po’,
dorme scomposto come tutti i ragazzini che non hanno mai diviso il letto con
nessuno – le gambe larghe, le braccia gettate a caso dove capita, sta messo di
traverso e si prende tutte le coperte per sé – e, per qualche inspiegabile
motivo, sorrise. Gli sono sempre piaciute le sorprese.