AS
THE WORLD TURNS// (IMPROVVISO)
Ancora fermo in mezzo al cerchio di centrocampo, Francesco fissa un punto vuoto
nello spazio e nel tempo, un luogo in cui non esistono dimensioni, l’Olimpico è
immerso in un silenzio meno tetro di quello che lo avvolge adesso e non esistono
altri esseri umani oltre a lui. Osservando il niente, gli occhi vacui, si dice
che così no, così non se lo sarebbe mai aspettato. Così fa troppo male anche se
non sei certo un ragazzino e cose del genere ne hai già viste a decine e
dovresti sapere come prenderle, come maneggiare il dolore che ti riempie il
petto per farne qualcosa di costruttivo – tirarne fuori della rabbia, plasmarla
sotto forma di spirito combattivo, utilizzarla per ritrovare le forze e
continuare a lottare.
Non sa quanti minuti siano passati, quando sente qualcuno battergli una pacca
amichevole su una spalla. Forse troppi, ma fa ancora così male che se anche si
parlasse di ore sarebbero comunque troppo poche.
- Dai, compa’. – lo consola Antonio, stringendolo in un abbraccio perfino
fraterno, - Queste cose succedono. Uno non è che può stare sempre lì sulla vetta
senza aspettarsi di crollare di tanto in tanto. Il punto poi è se si riesce a
tirarsi su.
Quando Antonio lo lascia andare, per tornare a festeggiare col resto della sua
squadra, Francesco non si muove da dov’è. Si chiede dove troverà la forza per
fare un passo e capisce che se non è caduto è perché non ha la forza nemmeno di
lasciarsi andare.
(PREVISTO)
//CHANGE THE WORLD
- Come sarebbe a dire che te l’aspettavi? – gli chiede Giampaolo, seduto accanto
a lui sul pullman, voltandosi a guardare con in faccia un sorriso ancora troppo
felice per risultare intelligente.
- Ma ovvio che me l’aspettavo. – risponde lui, tirandogli una mezza spallata, -
Prima di tutto perché sapevo che sarei stato meraviglioso, e secondo poi perché
– ride appena, scrutandolo con aria fra il furbo e il compiaciuto, - so cosa si
prova.
- Mh? – chiede ancora Giampaolo, sollevando un sopracciglio incerto.
- Ad avere fra le mani la possibilità di fare qualcosa per cambiare il mondo. –
risponde lui, sorridendo allusivo, - È eccitante.
- Ma io non ho cambiato il mondo. – arrossisce Giampaolo, fissando ostinatamente
lo sguardo fuori dal finestrino mentre il pullman parte, in mezzo a due ali di
tifosi doriani che cantano e gioiscono e invocano i loro nomi come nomi di
santi.
Antonio ride, allungando una mano a scompigliargli i capelli, e si sistema più
comodamente sul proprio sedile, bevendo un sorso d’acqua dalla bottiglietta con
cui continua a giocare da quando s’è seduto.
- E invece l’hai fatto. – gli risponde. Sorride ancora, ma i suoi occhi sono
persi in un punto lontano, probabilmente dentro la sua mente, e Giampaolo non fa
niente: incassa il complimento e rimane in silenzio.