GROPING IN THE DARK
Giorgio vorrebbe mangiarsi le mani, in questo momento, e possibilmente
sprofondare in un buco di almeno quattro metri, perché il solo pensiero di
ritrovarsi seminudo su quel letto immerso nel caldo asfissiante del corpo di
Maicol e della coperta che si sono tirati sulla testa per schermarsi davanti
agli occhi indiscreti delle telecamere lo rende così nervoso che sente il cuore
battere fortissimo, molto più di quanto non avrebbe creduto possibile tollerare
ed infinitamente più di quanto non avrebbe creduto possibile per Maicol
provocargli.
È tutto sbagliato, lui non dovrebbe essere lì. Dovrebbe essere nel suo letto con
la foto di Giulia sul petto e Maicol non dovrebbe essere così dannatamente
vicino. È tutto sbagliato, è tutto-- oddio, non gli importa poi tanto che sia
giusto o sbagliato, adesso che Maicol, evitando i suoi occhi, si preme tutto
contro di lui, aderendo al suo corpo e alla sua pelle sudata e scivolandogli
addosso con una naturalezza che lo confonde, le mani che scorrono lungo il
disegno definito dei muscoli sul petto e sull’addome e che si soffermano appena
a giocherellare coi peli del pube prima di decidersi a stringere la sua erezione
pulsante fra le dita, accarezzandola piano.
- Okay, - mugola Giorgio, lasciandosi un po’ andare e sollevando una mano, per
poggiarla sulla nuca di Maicol e tirarselo contro il più possibile, ora che il
caldo non è più tanto fastidioso e il sudore è solo una cosa umida e piacevole
che li aiuta a scivolare meglio l’uno contro l’altro, - Okay, questo mi piace.
Maicol, appoggiato contro la sua spalla, ride piano. Giorgio sente la sua risata
vibrare sulla pelle e si inumidisce le labbra, prima di trattenere il labbro
inferiore fra i denti con uno spasmo di voglia, spingendosi con una certa
violenza in mezzo alle mani di Maicol, chiuse attorno alla sua erezione.
- Sarebbe strano se non ti piacesse questo, voglio dire, lo puoi fare anche da
solo. – gli fa notare petulante, e Giorgio si tira un po’ indietro, fermandosi
un attimo prima di baciarlo.
Maicol sembra deluso – l’idea di un bacio doveva piacergli proprio tanto, visto
che fino a quel momento non ce ne sono stati – ma Giorgio non si sente ancora
pronto, e per quanto possa essere idiota non sentirsi pronto per baciare un uomo
che ti sta facendo una sega meno di un metro più in basso è così che si sente al
momento, perciò appoggia la fronte contro la sua e respira dalle sue labbra,
senza però sfiorarle.
- Non è la stessa cosa. – dice, accarezzandogli teneramente la nuca ed
arrotolandosi attorno alle dita le punte asimmetriche dei suoi capelli, - Sei
più bravo.
- Le lusinghe non ti porteranno da nessuna parte, stronzo che non sei altro. –
sbotta Maicol, spingendo con la fronte contro la sua in una pallida protesta,
senza però accennare a scostarsi né ad interrompere le carezze sempre più svelte
fra le sue cosce.
- Ti dispiacerebbe-- - dice, la voce rotta dal piacere e i muscoli che sembrano
contrarsi tutti assieme per cercare di ritardare l’orgasmo e non fare una
colossale figura di merda, anche se non riesce a realizzare in che senso, -
smetterla di sparare cazzate almeno per una volta, visto che--
Maicol non gli lascia il tempo di finire, probabilmente perché di cazzate è già
stufo lui stesso, e si spinge di scatto verso di lui, incollando le labbra alle
sue e forzando a dischiuderle per scivolare con la lingua sulla sua in una
carezza bagnata e bollente che Giorgio non riesce e probabilmente nemmeno vuole
rifiutare, tant’è che la sua mano, che prima stava poggiata sulla sua nuca nel
tentativo di tenerlo fermo, adesso resta esattamente allo stesso posto, ma con
una pressione del tutto diversa, che lo attira invece di respingerlo. Maicol lo
accarezza più velocemente e Giorgio ha difficoltà a chiamarlo per nome,
ansimare, implorarlo di fermarsi e cercare di non soffocare tutto assieme, e
infatti l’unica cosa che riesce a fare è stringere improvvisamente i denti, col
rischio di tranciargli la lingua, e venire in un gemito strozzato che, coperta o
meno, avrà sicuramente sentito mezzo popolo italiano – e, fra quelle persone,
anche l’unica di cui gli importi qualcosa. Fuori da lì.
- Animale! – lo rimbrotta immediatamente Maicol, la voce acuta e pungente come
uno spillo, mentre gli tira uno scappellotto contro la nuca, - Mi hai quasi
staccato la lingua! Ma guarda te se questo è modo di ringraziare la gente che si
sporca le mani per farti una sega! Eh no, bello mio, non è così che funziona con
una signora!
Ed è ancora tutto così tragicamente sbagliato che Giorgio sente che potrebbe
anche finire a perdersi in una crisi di panico, ma l’emergenza più pressante, al
momento, è cercare di frenare il fiume di parole in piena che scivola fra le
labbra di Maicol, e l’unico modo per farlo è seguire il suo esempio. È per
questo che si sporge verso di lui e, ancora ansante e pieno di brividi per
l’orgasmo, lo bacia profondamente, ribaltandolo sul materasso e coprendo il suo
corpo esilissimo col proprio, mentre lui mugugna qualcosa di incomprensibile e
spalanca le gambe per fargli posto – Giorgio se ne compiace, per un secondo,
prima di capire che l’ha fatto solo per evitare che la coperta volasse
dall’altro lato della stanza lasciandoli seminudi e sfatti in balia di almeno
tre milioni di guardoni notturni.
Si struscia contro il suo corpo e sente la sua erezione premere contro una
coscia attraverso i pantaloni in cotone pesante del pigiama, e si concede un
attimo per sorridere prima di lasciargli scivolare una mano fra le gambe,
accarezzandolo attraverso i vestiti. Maicol mugugna, nient’affatto compiaciuto,
e pressa le mani contro il suo petto, costringendolo a stendersi supino sul
materasso ed affrettandosi a risistemare il lenzuolo sopra le loro teste subito
dopo.
- Che…? – prova a chiedere Giorgio, ma Maicol lo interrompe con un altro sbuffo
da primadonna, ravviandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio e rinunciando
quando altre ciocche cominciano a piovere a cascata sulla sua fronte e lungo le
sue guance.
- Senti, tesoro, - sbotta, armeggiando coi suoi pantaloni per lasciarlo
finalmente nudo, una buona volta, - non so che idee abbia tu ma qui non mi si
soddisfa certo con una palpatina e via, tu ora rimetti in moto l’arnese e
facciamo le cose per bene, hai capito?
- Cosa?! – chiede, ma non può fare a meno di ridere, perché il modo in cui
Maicol ha espresso i suoi piani per la serata, insomma, è esilarante, e chi è
lui per opporsi? A parte, naturalmente, un eterosessuale fidanzato. Ma questo
non ha importanza, al momento.
Maicol, comunque, ride a propria volta, e si accovaccia fra le sue gambe,
regalandogli un’occhiata da Bambi – gli occhioni azzurri che luccicano
nonostante l’oscurità che regna sovrana sotto la coperta – prima di sfiorare il
suo sesso già per metà nuovamente in erezione con le labbra, neanche volesse
prenderlo in giro sulla possibilità di prenderlo in bocca o meno.
Fortunatamente, l’idea non sfiora nemmeno la mente di Maicol, che si china su di
lui e comincia a leccarlo piano, dalla base alla punta, prima di tirarsi un po’
su sulle braccia e poi calarsi nuovamente sul suo corpo, prendendolo in bocca
per tutta la sua lunghezza e costringendolo ad inarcare la schiena e gettare
indietro il capo mentre si chiede se sia normale avere già tanta voglia di
venire ancora - e ancora e ancora e ancora - dopo essere venuto non più
di un paio di minuti fa, a voler essere molto generosi.
I pensieri nella sua testa si fanno confusi e vischiosi, Giorgio resta
intrappolato al loro interno e si tormenta immaginando Maicol fare cose
cui nemmeno riuscirebbe a dare un nome – anche se fosse molto più lucido di
quanto non sia in questo momento – e perciò in un primo momento proprio non
riesce a sentire il tocco umido delle dita di Maicol farsi strada fra le sue
natiche sfruttando la libertà che gli lasciano le sue cosce spalancate per
fargli posto. Lo sente all’improvviso, quando una delle due dita con le quali lo
sta accarezzando piano all’esterno si spinge contro la sua apertura, cercando
una via per l’interno del suo corpo.
- Maicol? – lo chiama in un lamento impacciato, cercando di guardare cosa stia
accadendo e divincolarsi allo stesso tempo, ma lui succhia con più convinzione e
tutte le sue proteste scivolano via in un gemito, assieme al suo dito che,
invece, altrettanto facilmente scivola dentro di lui.
- Lascia fare. – sussurra Maicol sulla sua pelle bollente, Giorgio geme ancora e
si passa una mano sugli occhi, stringendo le dita attorno al lenzuolo e tirando
con forza, staccandolo da un angolo.
- Ma- aspetta. – cerca di fermarlo, ma Maicol non sente ragioni e fruga dentro
di lui come fosse alla ricerca di qualcosa che Giorgio non è proprio
sicuro di voler lasciare che trovi. Respira svelto, impaurito, la sensazione non
è piacevole e sembra ancora più sbagliata di quanto non fosse già prima,
ma il dito di Maicol dentro di lui sembra quasi togliergli ogni difesa, è come
se sapesse che, pure provando a ribellarsi, non ci riuscirebbe.
- Cristo, ma sei una femminuccia! – lo prende in giro lui, prima di tornare a
prenderlo tutto in bocca, distraendolo più che bene rispetto a quello che sta
succedendo dall’altro lato e dandogli qualcosa di più piacevole su cui
concentrarsi.
Giorgio coglie l’occasione al volo, chiude gli occhi e prova ad ignorare il
fastidio per escludere qualsiasi cosa che non somigli al calore infernale della
bocca di Maicol che si apre e si chiude bagnatissima attorno al suo sesso, e il
gioco riesce fino a quando qualcosa nel suo bassoventre esplode e
Giorgio è costretto a spalancare gli occhi e tirarsi quasi a sedere, tale è il
brivido di piacere che lo scuote da dentro quando il dito di Maicol trova
finalmente ciò che stava cercando.
- Que-Questo – biascica, ansimando pericolosamente, - Questo è--
- Il motivo per cui non moriamo di dispiacere al pensiero di farcelo mettere su
per il culo da qualcuno, esatto. Bravo! – si complimenta Maicol, allontanandosi
da lui ed osservando compiaciuto la sua erezione svettante fra le cosce. Giorgio
lo fissa inebetito per qualche secondo e poi, nell’attimo più intenso e
spaventoso della sua intera esistenza, decide che non gli interessa quanto tutto
questo possa essere sbagliato, non gli interessa di cosa penseranno i tre
milioni e più di guardoni e, soprattutto, non gli interessa cosa penserà l’unico
guardone che potrebbe avere qualche diritto di sentirsi offeso e rattristato da
ciò che sta accadendo.
Lo afferra per le spalle e lo ribalta sul materasso, ed è solo per la buona cura
di Maicol che la coperta, dopo essere stata spostata, ritorna al proprio posto.
Si sistema fra le sue gambe e geme profondamente quando la punta del suo cazzo
preme contro l’apertura di Maicol e poi penetra per un paio di centimetri dentro
di lui.
- Ahi! – strillacchia Maicol, - Bestia! – si lagna, - Fortuna che ti ho
praticamente ricoperto di saliva prima, altrimenti mi spaccavi in due!
Giorgio ride, senza fiato, e lo bacia piano, cingendolo per i fianchi e cercando
di trattenerlo per impedirgli di dimenarsi come un’anguilla sotto le sue mani.
- Scusa. – biascica sulle sue labbra, - Scusa, cercherò di fare piano, non
voglio farti male.
- Eh, adesso! – rotea gli occhi lui, tirandogli uno schiaffetto in piena fronte,
- Chi ti credi di essere, Rocco? Ohè, vola basso, cocco!
Giorgio continua a ridere e realizza che anche solo per questo potrebbe
restargli accanto per sempre, perché non ha mai conosciuto qualcuno che neanche
assomigliasse a Maicol, perché è la cosa più unica dell’universo,
e perché la cosa più unica dell’universo ha scelto di essere sua. E se
suona come una responsabilità così grande, è proprio perché lo è.
Lo bacia dolcemente, a lungo, mentre entra dentro di lui con un riguardo di
fronte al quale Maicol sbuffa platealmente, continuando a lagnarsi che “così mi
fai aria, tesoro, su, un po’ di olio di gomito!”, e Giorgio non ha alcuna
difficoltà ad incoronare come Momento Più Soddisfacente della sua Vita il
momento glorioso in cui, finalmente, chiude il pugno attorno all’erezione di
Maicol e lo accarezza seguendo il ritmo frenetico delle proprie spinte,
riuscendo, una buona volta, a zittirlo.
Continua a baciarlo anche quando viene dentro di lui, godendosi fino all’ultimo
istante la sensazione magnifica del suo corpo che gli si chiude tutto attorno
come una tenaglia o una trappola, e non riuscendo neanche a sentirsi disgustato
o a disagio come aveva pensato nel momento in cui anche l’orgasmo di Maicol si
libera fra le sue dita, accompagnato da un urletto stridulo che, per qualche
ragione, invece di infastidirlo lo intenerisce.
Crolla al suo fianco ansante e distrutto, e Maicol lo stringe fra le braccia in
una perfetta imitazione del se stesso più appiccicoso esistente fra le sue
svariate decine di personalità. Lo lascia fare – è carino che per una volta sia
lui a stringerlo, sia lui a giocare con la peluria rada della sua nuca, e non il
contrario. È carino e basta, e non sembra neanche più tanto sbagliato,
dopotutto.
- Adesso – sussurra Maicol, la voce soffice come un batuffolo di cotone, -
sicuramente mi dirai che tutto questo è stato un errore enorme e che dobbiamo
prenderci una pausa per riflettere. – anticipa. Si ferma un attimo, come
riflettendo sul punto, e poi riprende a parlare: - Guarda che se me lo dici mi
incazzo come una iena, Giorgio, ti strappo le palle a morsi, sai?
Giorgio ride sulla sua spalla, lasciandovi sopra un breve bacio appena umido e
poi stiracchiandosi fino a raggiungere il suo orecchio.
- Non ti dirò mai che sei stato un errore. – promette. Maicol sembra incerto
sulla possibilità di prenderlo a parolacce o farselo bastare, e per fortuna,
alla fine, decide per la seconda opzione. Le sue dita che giocherellano fra le
ciocche dei suoi capelli lo accompagnano per tutto il tempo, finché non si
addormenta.