A HELPING HAND
Quando lo trova rannicchiato in un angolo, vicino alla fila di lavandini in
ceramica un po’ defilati rispetto all’entrata degli spogliatoi, sotto la tettoia
scura che lo ripara dal sole garantendogli anche quei pochi centimetri d’ombra
in cui può illudersi di scomparire del tutto, Pep in un primo momento non
capisce di chi si tratti. Gambe e braccia magre, vita sottile – ci mette poco ad
immaginare si tratti di uno dei ragazzi del Barça B, ma riconoscerlo fra i tanti
è dura, e non perché non li ricordi più – dato che, peraltro, ad allenare quella
squadra c’ha passato una stagione intera – quanto piuttosto perché il ragazzino
ha il volto affondato fra gli avambracci e non si fa vedere.
Gli si avvicina discretamente, esitando un po’ prima di chinarsi ed accucciarsi
al suo fianco, poggiandogli una mano sulla spalla.
- Ehi… - lo chiama, - Che ti è successo?
Il ragazzo alza lo sguardo, ed a quel punto riconoscerlo è semplicissimo: gli
occhi chiari, il faccino pulito, le labbra piene e la frangetta umida che scende
a coprire la fronte quasi del tutto – Bojan, le sue lacrime e il suo incubo
ricorrente da almeno un anno lo salutano con impeto quasi violento, tanto che
Pep è costretto a ritrarsi di qualche centimetro, nell’irrazionale paura di
ricevere un pugno in faccia. Non da Bojan, naturalmente. Da un educatore,
magari, o da uno psichiatra, o da Dio in persona, se si occupa di queste
faccende anche lui, ogni tanto, nel tempo libero.
- Mister… - lo chiama con voce rotta, e Josep non ha cuore di dirgli che
dovrebbe smetterla di chiamarlo così, che lui non è più il suo mister, almeno
finché gioca ancora per il Barça B, e che per quanto lui e il suo corpicino
slanciato da adolescente in boccio gli siano mancati questo non lo autorizza ad
usurpare il posto di lavoro di un uomo onesto che onestamente si guadagna il
pane allenando ragazzini – e facendolo meglio di lui anche solo per il fatto che
probabilmente non desidera scoparsi il migliore fra di loro.
- Boji, - cerca di consolarlo battendogli qualche pacca amichevole sulla spalla,
per il semplice fatto che almeno allontanando periodicamente la mano dalla sua
pelle un po’ sudata può illudersi di non essere già dipendente dal suo profumo e
dal suo calore, - che è successo? Qualcosa di grave?
Le guance del ragazzino si imporporano vistosamente, mentre lui distoglie lo
sguardo mordicchiandosi il labbro inferiore, palesemente a disagio.
- No, io non-- - farfuglia confuso, - Non è successo niente.
- …Boji. – insiste Pep con aria di rimprovero, - Senti, se è andato male
l’allenamento e Luis ti ha rimproverato, possiamo--
- No! – lo interrompe il ragazzino, strizzando gli occhi e scuotendo
vigorosamente il capo, - Non è successo niente di simile, mister. – e poi prende
un respiro enorme, allontanandosi di qualche centimetro come non si sentisse
sicuro a continuare il proprio discorso restandogli tanto vicino. – Sono… i
ragazzi, il problema. – biascica, torcendosi le dita in grembo.
- I ragazzi? – chiede Pep, inarcando un sopracciglio, - In che senso?
Bojan sospira profondamente, prima di incurvare le spalle e rilasciare un
sospiro profondissimo che lo sgonfia quasi del tutto.
- Con quella tua fottuta faccia da femmina - dice, la voce bassa e cupa
in una grottesca imitazione di quella di qualche compagno, - è difficile
credere che tu abbia veramente un uccello.
Si ferma che gli tremano le labbra e lo sguardo vaga ansioso in giro per il
cortile vuoto che li circonda. Si sente solo il cinguettio degli uccelli – e il
battito del cuore di Pep è tanto forte che vorrebbe soffocarlo con un cuscino
per scongiurare la possibilità che Bojan possa sentirlo.
Invece, tutto ciò che fa è allungare un braccio ed accarezzargli il viso, più
per costringerlo a fissare gli occhi nei suoi che per altro.
- Tu – dice sicuro, stringendogli il mento fra il pollice e l’indice per
impedirgli di stornare lo sguardo, - sei un maschio. Mi pare evidente. – Bojan,
in imbarazzo, socchiude gli occhi, e Pep lo strattona un po’ per ricordargli che
lui è lì e vuole i suoi occhi. – Non permettere a un mucchio di stronzetti di
rovinarti le giornate per queste cose, Boji. – e dopodiché allenta la presa sul
suo viso e lascia la mano libera di scorrere lungo il collo liscio e il fianco
coperto dalla maglia umida di sudore, fino ad affondare fra le sue gambe.
Bojan solleva repentinamente lo sguardo, cercando i suoi occhi in un misto di
ansia e stupore, incapace di dire una parola che sia una. Si lascia sfuggire un
gemito di sorpresa e piacere quando la mano di Pep, dopo averlo accarezzato con
cura da sopra l’acrilico dei pantaloncini della divisa, ne scende al di sotto,
scostando gli slip per stringere la sua erezione bollente fra le dita e
cominciare a pompare lentamente.
- Vedi? – dice Pep, cercando di sorridere per sdrammatizzare e sperando che
nessun educatore, nessuno psichiatra e, possibilmente, nemmeno Dio, stia
assistendo a questo momento, - Decisamente maschio.
Bojan ride senza fiato, gli occhi chiusi e il bacino che si muove appena,
strusciando contro il gradone ruvido sul quale è seduto, nel tentativo di
seguire i suoi movimenti. Quando si rende conto di non riuscirci agevolmente,
pianta entrambe le mani sulle sue spalle, facendo leva per sollevarsi in
ginocchio e cercando di muoversi lentamente abbastanza da non costringerlo a
mollare la presa o variare il ritmo.
Mordendosi un labbro, gli si avvicina il più possibile, appoggiandosi al suo
corpo come in cerca di sostegno – o forse semplicemente di calore e consolazione
e comprensione e oddio, niente riuscirà a togliere dalla testa di Pep l’oscuro
quanto fastidioso e doloroso pensiero di starsi approfittando di un suo momento
di debolezza per esaudire un desiderio custodito nel silenzio troppo a lungo per
poter essere trattenuto oltre – e Pep solleva il viso in cerca della sua bocca,
trascinandolo in un bacio umido e impacciato che si protrae mentre le sue
carezze si fanno sempre più svelte e disinibite e i movimenti di Bojan più
concitati e ritmici, fino a che lo sente mugolare fra le sue labbra e stringere
convulsamente la presa sulle sue spalle, mordendogli quasi la lingua nello
spasmo improvviso e devastante che gli scuote il corpo quando viene, in un
brivido bollente da cui Pep si sente invaso nonostante l’erezione insoddisfatta
che preme insistentemente sotto i pantaloni.
Bojan resta appoggiato contro di lui ed ansima un po’, prima di ritrovare un
ritmo meno indecente per il proprio respiro, e Pep lo attende pazientemente,
esitando perfino a ritrarre la mano, che resta lì, avvolta attorno al suo sesso
la cui eccitazione lentamente scema, ed è il ragazzino che, dopo almeno un paio
di minuti, si allontana, le labbra piegate in un sorriso splendido.
- Grazie. – dice in un soffio, sporgendosi a baciarlo fugacemente sulle labbra
prima di rimettersi in piedi e correre via, le ali ai piedi. Pep resta seduto e
guarda la propria mano sporca del suo piacere, chiedendosi se sia il caso di
appartarsi da qualche parte e darsi un po’ di soddisfazione prima che il suo
profumo abbia smesso di impregnare i suoi vestiti, ma poi sospira e scuote il
capo, pensa che Dio lo puoi ingannare una volta ma alla seconda giochi
pericoloso e si mette in piedi, sciacquandosi velocemente ma accuratamente le
mani prima di allontanarsi mestamente verso il campo su cui i ragazzi più
grandi, da soli, si stanno già allenando da almeno mezz’ora.