I
WAS ONCE LIKE YOU ARE NOW// (NO)
Quando Pep si sveglia, istintivamente allunga un braccio alla propria sinistra,
convinto di trovare ancora Bojan addormentato. Così non è, per qualche strano
motivo, per cui apre gli occhi e si guarda intorno con aria un po’ persa, per
qualche secondo, mentre aspetta di realizzare chi è, dove si trova e per quale
motivo abbia avuto il bisogno di cercare la presenza del corpo di un ragazzino
non ancora maggiorenne avvolto a palla sotto le coperte come prima cosa al
mattino.
Poi sente qualcuno trafficare in cucina, per cui si alza e, nella gloria del
proprio pigiama a righe, attraversa il corridoio, trovandosi ben presto davanti
allo spettacolo vagamente disturbante di Bojan in canottiera e pantaloncini che
spalanca qualsiasi anta incontri al proprio passaggio alla ricerca di Dio solo
sa cosa.
- Boji…? – lo chiama, e lui si volta a guardarlo con un broncio spettacolarmente
offeso ad arricciare le labbra piene e rosa.
- Ma non fai colazione, tu? – borbotta, e quando Pep gli indica il bricco del
caffè in un angolo del ripiano accanto ai fornelli, Bojan rotea teatralmente gli
occhi, - Ma una colazione vera, dico! – si lagna, - Non ce l’hai del
Colacao?
Pep scuote il capo, Bojan si accascia come un peluche improvvisamente svuotato
della sua anima in ovatta e poi ondeggia tristemente per quei pochi passi che li
separano, andando a poggiarsi con la fronte sulla sua spalla. Lui sorride, gli
scosta la frangia dalla fronte e lo bacia piano su una tempia, ma quando Bojan,
un po’ incerto, allunga le mani a stringerlo alla vita e poi cerca di infilarne
una oltre l’elastico dei suoi pantaloni, lo afferra velocemente per un polso,
fermandolo.
- No. – dice severamente, - Ne abbiamo già parlato. Non ancora.
Bojan potrebbe protestare, ma non lo fa, e si allontana mesto.
(SÌ) //AND I KNOW THAT IT’S NOT EASY
Da allora è passato più di un anno, e lui e Bojan si sono mossi parecchio dal
punto in cui si trovavano. Adesso, quando il ragazzo si ferma a dormire da lui,
non è più solo per dormire, e quando al mattino Pep si sveglia il suo pigiama a
righe è ancora appallottolato ai piedi del letto o sul pavimento – e questo
sempre che abbia avuto il tempo di indossarlo alla sera, prima che Boji
decidesse di saltargli addosso.
Nonostante tutto, ogni volta che Pep allunga la mano sul materasso per cercare
il suo corpo, non lo trova, perché Bojan si sveglia sempre prima di lui. E il
tramestio proveniente dalla cucina è ormai diventato una specie di familiare
colonna sonora di ogni suo risveglio.
Pep si alza pigramente, attraversa il corridoio e quando i suoi occhi si posano
sulla figura di Bojan la trovano tutta accartocciata sul tavolo, ancora
vagamente sonnolenta. Bojan beve il suo Colacao – che Pep ha ormai preso
l’abitudine di fargli trovare nel terzo stipetto a destra - col naso quasi del
tutto affondato nella tazza. Ogni tanto sbadiglia, ogni tanto puccia un biscotto
nel latte scuro di cioccolato.
- Buongiorno. – lo saluta con un mezzo sorriso. Bojan si volta a guardarlo e
ride come non lo vedesse da un secolo, inghiotte in un sorso il Colacao
rimanente e poi gli vola fra le braccia, tempestandolo di piccoli e dolcissimi
baci sulle labbra.
- Ti va…? – chiede allusivo, le dita che indugiano appena oltre l’orlo dei
boxer, accarezzandogli pigramente il ventre.
Bojan sa di cioccolato, ed è un sapore buonissimo. Pep ricorda un tempo
lontanissimo in cui a dire no per un’infinità di tempo non è stato lui, e
pensando che quel no non s’è mai trasformato in niente di diverso si china a
baciare Bojan più profondamente, prima di sussurrargli “sì” sulle labbra.