JEALOUSY, YOU GOT ME SOMEHOW

 

- Per quanto mi riguarda, - comincia José senza neanche salutarlo, - in quella città di merda puoi viverci e morirci anche, zingaro, tu da oggi in poi con me hai chiuso.

- …Zay? – cerca di capire lui, fissandosi nello specchio mentre si sistema il colletto della giacca, dato che José l’ha preso un attimo prima che fosse pronto per uscire ed andare all’allenamento, - È tutto a posto?

- No che non è tutto a posto! – ringhia lui dall’altro capo del telefono, a mille chilometri di distanza, - E non zayeggiarmi, zingaro, stavolta non ti salverà chiamarmi col mio soprannome!

- Non mi salverà da cosa, Zay? – insiste lui, vagamente perplesso.

- Da me che non voglio più vedere la tua stupida faccia finché campo! – risponde José, fuori di sé dalla rabbia, - E piantala di chiamarmi Zay, una buona volta!

- Ma perché?! – cerca di capire Zlatan, gesticolando con la mano libera, adesso infastidito dal suo comportamento, - Che cos’ho fatto?! Sei ubriaco? Ti sei svegliato con la luna storta? I tuoi attaccanti maggiori si sono tutti rotti il femore e sarai costretto a giocare solo con Mario, l’austriaco e Ricky da qui alla fine del Campionato? Spiegati!

José lascia andare un ringhio lungo e basso, di gola, che cresce in volume ed intensità col passare dei secondi e si trasforma in un abbaiare scomposto appena si decide a riprendere a parlare.

- C’è che sei una troia! – motiva, e Zlatan lo immagina saltellare sul posto con aria isterica, fissandosi nello specchio con sguardo vacuo, - Ti piace così tanto il tuo Pep? È così tanto migliore di me? Bene! Io non ho problemi! Mi spiace solo che non possiate fare insieme un milione di bambini, perché pensa che meraviglie ne verrebbero fuori! Ma sì, vacci pure a cena, infilati nel suo letto, fatti sposare, fai quello che cazzo vuoi, io non-

- Zay! – lo interrompe all’improvviso, una volta compresa la matrice del problema, - Cristo santo, non ci sono andato a cena, ho solo detto che mi ha invitato, ed è stato molto carino a farlo, visto che qui non mi caga nessuno! Poi io ho detto “no, grazie, preferisco tornare a casa” e allora lui, prima di lasciarmi andare, mi ha chiesto come stessi, se la mia famiglia si fosse ambientata e se avessimo bisogno di qualcosa! Chiaro?

José rimane in silenzio per molti secondi, Zlatan non riesce nemmeno a sentirlo respirare.

- Quindi non…

- No.

- E tu nemmeno vorresti che…

- No, Zay! Andiamo! – sbotta lui, sollevando gli occhi al cielo.

José si prende qualche altro secondo di riflessione, prima di respirare profondamente.

- Senti, c’è un diretto in partenza stasera verso le sette. – dice quindi, - Pensavo di prenderlo per venirti a pestare di persona, ma posso sempre prenderlo lo stesso e variare lo scopo della visita.

Zlatan ride, sebbene il tono di voce di José sia serissimo, quasi professionale.

- Ti aspetto. – risponde, - Magari Pep a cena lo invitiamo noi. – suggerisce con un sorrisino malizioso.

José lo manda a fanculo, prima di interrompere la conversazione, e Zlatan scuote il capo ridendo ancora, posa il telefono al proprio posto e corre all’allenamento.