MISSING MOMENT

 

- Le tue gambe. – risponde José, lasciandogli scivolare una mano in una carezza distratta lungo la coscia.

- Le mie gambe? – ride Zlatan, scacciando via la mano per il solletico, - Come sarebbe a dire?

- Sì. – insiste lui, perfettamente a proprio agio, quel sorriso perfetto che ancora increspa le labbra, - Il modo in cui le muovi, il modo in cui le pieghi, e non sto parlando di sesso, in questo momento, quindi togliti quel sorrisino del cazzo dalla faccia, grazie.

- Scusa, scusa! – sghignazza, tirandogli un mezzo calcio dopo essersi liberato dal lenzuolo che gli si è attorcigliato attorno ai piedi, - Era fraintendibile! Le mie gambe, quindi.

- Sì, anche il modo in cui le sollevi quando fai stretching. O come ti allunghi in maniera assurda quando devi recuperare una palla, sei ipnotico quando lo fai.

- Il che vuol dire che vorresti mettermi le mani addosso anche mentre gioco. – conclude, roteando gli occhi in una palese quanto mal riuscita simulazione di fastidio, - Questo perché non si parlava di sesso.

- Infatti non ne sto parlando, sto cercando di spiegarti come sei quando giochi a calcio. – insiste José, serissimo.

- E come sono quando gioco a calcio? – chiede Zlatan, curioso, e José si prende un secondo, prima di rispondere.

- Bello. – dice infine, e Zlatan ride.

- E allora vedi che c’entrava il sesso?

- Mi alzo e me ne vado, sai?

- Sì, certo, certo. – ride ancora una volta Zlatan, sistemandosi il cuscino dietro la nuca, - E poi?

- I tuoi capelli. – prosegue José, lasciandovi scorrere due dita in mezzo, catturandone una ciocca ancora un po’ umida di sudore.

- I miei capelli. – ripete Zlatan, stavolta anche più stupito di prima, - Non piacciono a nessuno!

- Be’, a me sì. – risponde José con una scrollatina di spalle.

- E perché?

- Perché sono ribelli. Mi piacciono le cose indomabili.

- Perché ti piace essere l’unico a domarle.

- Anche. – ammette con un sorriso sardonico, - Comunque, i tuoi capelli. Sia quando li bagni per tenerli a posto, sia quando la smetti di provarci e li lasci andare dove vogliono.

- E soprattutto quando ti fanno il solletico mentre mi baci.

- Non stavo parlando di sesso neanche stavolta.

- Da come ti lamenti sembra tanto per cominciare che non ne parli mai, e tanto per continuare che non ti piaccia farlo.

- E tanto per concludere che tu sia un tantinello fissato, eh? – lo prende in giro, pizzicandogli un fianco, - E poi la tua voce.

- Ma parlo poco.

- Parli anche troppo.

- Detto da te, scusami, ma mi fa solo ridere.

- Io parlo il giusto.

- Allora il tuo giusto è un giusto enorme.

- Sei lagnoso, te l’ha mai detto nessuno? – sbotta José, stendendosi al suo fianco.

- Praticamente chiunque. – sospira Zlatan, tirando su i capelli dietro la nuca, - È per questo che me ne vado.

Rimangono in silenzio per un po’. Molto a lungo, in realtà, tanto che di quel silenzio hanno modo di sentire ogni singola molecola poggiarsi pesante sui loro corpi, sul materasso, sullo spazio che c’è fra loro e che sentirebbero il bisogno di annullare coprendolo con la loro stessa vicinanza – e potrebbero farlo, potrebbero davvero se solo il silenzio non fosse anche dannatamente ingombrante. Perciò restano fermi, e zitti, anche, fino a quando non è José a riprendere la parola, ignorando tutto quello che è stato detto negli ultimi minuti e tornando alla domanda di Zlatan che ha aperto la discussione: cosa ti mancherebbe di me?

- Il tuo culo vale?

Gli arriva uno scappellotto sulla fronte tanto forte che scatta a sedere, massaggiandosi con forza il punto dolente.

- Ahi! – si lamenta, lanciando a Zlatan un’occhiataccia offesa, - Perché?

- Perché avevi detto che non stavi parlando di sesso!

- Be’, ho cambiato idea! – sbotta, tornando a distendersi, - Vedi che roba. Se spunta un livido come-

- Se avessi voluto che ti spuntasse un livido, ti avrei dato un cazzotto sul naso, ti pare?

- …quanta delicatezza. – sospira, rigirandosi su un fianco e guardandolo attentamente. – Comunque, soddisfatto? Ho detto abbastanza?

Zlatan sospira a propria volta, imitandolo nel movimento per poterlo guardare dritto negli occhi.

- Tu dici sempre un sacco di cose. – borbotta. – E mai l’unica giusta.

José ride a bassa voce, scuotendo il capo. Sa già che non glielo dirà neanche stavolta, non ora che la sua partenza è così probabile, così vicina. Sa che forse a Zlatan basterebbe sentirselo dire, anche solo una volta, per cambiare radicalmente tutto il piano di vita che ha sviluppato nelle ultime settimane, da quando il Barça è tornato a farsi sentire, ma José non può trattenerlo a Milano usando se stesso come ancora, non sarebbe giusto. Se Zlatan resterà all’Inter sarà perché è all’Inter che vuole stare, non perché l’Inter è il posto in cui sta anche lui.

- Dimmi solo se domani col Chelsea vuoi giocare. – chiede, invece di rispondere. E chiede senza domandare, come d’altronde ha fatto Zlatan poco prima. La loro è una relazione di domande mancate. E, visto che Zlatan non sente il bisogno di dire “sì” ad alta voce, anche di risposte non dette.

 

*

 

Note. Mi affretto a postare, sperando di fare in tempo, perché per come stanno girando le cose ai piani alti molto presto avremo bisogno di un po’ di consolazione, e ci terrei a fare la mia parte come l’ho fatta nei giorni scorsi ^^ Ieri notte mio fratello è tornato alle quattro del mattino, io avevo José e Zlatan nella testa e ho deciso di lasciarli parlare. Per l’ultima volta su questo argomento – o almeno spero. Quanto meno, le mie ultime shot dimostrano ampiamente che è possibile raccontare lo stesso fatto in dodicimila modi diversi senza mai ripetersi una volta XD

Grazie, Zlatan. Comunque vada.