PARADISE KISS

 

Pete non era solito visitare il piano di sopra. Non gli piaceva nemmeno tanto, era tutto sempre troppo bianco e profumava troppo di zucchero e cose dolci. In realtà a lui piaceva il piano di sotto, gli piacevano i suoi toni scuri e l’odore forte e persistente di zolfo, perché era un odore di quelli che non passavano mai, di quelli che anche a lasciar passare i millenni ti rimanevano attaccati alla pelle, ai vestiti ed alla membrana sottile delle ali.

Però ogni tanto saliva, era una cosa che faceva spinto dalla curiosità. I diavoletti sono creature curiose, su questo nessuno aveva mai avuto dubbi, e lui non era proprio tipo da lasciar perdere un desiderio, quale che fosse il motivo per cui era nato e quale che fosse il motivo per cui avrebbe dovuto lasciar perdere.

Stava svolazzando con aria impunita fra una nuvola morbida e l’altra anche quel giorno, quando all’improvviso qualcuno gli rivolse la parola. Nessuno gli rivolgeva mai la parola, al piano di sopra, erano tutti troppo spocchiosi ed eleganti per star dietro a lui che andava in giro coi vestiti sdruciti e portava sulle spalle il peso di quelle ali troppo nere e sulla testa il peso di quelle corna troppo appuntite per poter scambiare la sua natura per qualcos’altro: era un diavoletto, gli angeli lo sapevano e per questo nessuno gli si avvicinava.

Lui non capiva perché dovessero esserci divisioni simili anche in quel mondo tutto bianco e profumato. Più volte, oltretutto, aveva adocchiato degli angioletti deliziosi, che sembravano proprio tanto carini, sempre sorridenti e dall’aria felice e allegra, angioletti coi quali gli sarebbe piaciuto chiacchierare un po’, giocare a nascondino fra le nuvole e guardare il cielo azzurrissimo e luminoso sopra le loro teste, prima di dover tornare al piano di sotto, al suo fuoco e al suo caldo tropicale.

- Ciao! – disse invece quella voce sconosciuta, e Pete voltò lo sguardo per incontrare gli occhioni verdi di un angioletto paffuto che lo salutava agitando una mano e sorridendo cordialmente.

Pete gli lasciò scorrere addosso un’occhiata intensa, soffermandosi su ogni morbido particolare del suo corpo e sorridendo malandrino prima di tornare a guardarlo in viso.

- Ma non lo sai che con me non si parla? – gli disse quindi, prendendolo in giro, - Sono un diavoletto, io. Le regole dicono che non puoi parlarmi!

L’angioletto spalanco gli occhioni e portò un dito alle labbra, fissandolo con aria incerta.

- Davvero…? – chiese a mezza voce, - Nessuno me l’ha detto…

Pete sghignazzò fra sé, annuendo energicamente.

- Già! – rincarò, - E se continui a parlarmi, la punizione divina si abbatterà su di te e… e tu perderai le tue ali e la tua aureola!

L’angioletto si mostrò stupito e confuso solo per qualche secondo, prima di abbassare lo sguardo e mormorare qualcosa che Pete non riuscì a capire, motivo per cui gli chiese di ripetere. E fu allora che l’angioletto gli si avvicinò, portò le mani a coppa davanti alla bocca e si sporse a sussurrargli all’orecchio, appoggiandosi morbidamente contro di lui.

- Però a me stai simpatico… potrebbe essere un piccolo segreto fra me e te? – chiese con un sospiro abbattuto, allontanandosi poi il minimo necessario per tornare a guardare Pete negli occhi, le sopracciglia inarcate verso il basso e le labbra arricciate in un broncino triste. – Sono arrivato da pochissimo, non voglio già perdere le mie ali e la mia aureola… soprattutto le ali, senti quanto sono morbide! – e così dicendo si voltò per mostrargliele. – Toccale pure, se vuoi!

Pete allungò una mano e nel momento stesso in cui arrivò a saggiare sotto i polpastrelli la morbidezza delle piume che componevano le ali dell’angioletto si svegliò, ritrovandosi il gomito di Patrick in bocca ed un suo ginocchio piantato fisso in mezzo alle palle nel palese tentativo di renderlo sessualmente inattivo per tutto ciò che restava della sua – sperava – lunga e piacevole vita.

- Hah… - provò a chiamarlo mentre cercava di frenare il fiumiciattolo di bava che stava scendendo liberamente lungo la sua guancia, - Pat! – riprovò, liberandosi con uno scatto dell’ingombro del suo gomito fra i denti, - Vuoi tornare nella tua metà di letto?!

Per tutta risposta, Patrick si scostò appena e poi tornò ad arrotolarsi come una specie di boa constrictor attorno al suo corpo.

- Mhno… - rispose nel dormiveglia, nascondendo il viso nella curva del suo collo, - Sto comodo così.

Pete rise e passò lentamente le dita fra i suoi capelli, districandone i nodi che si erano creati causa arruffamento da sonno.

- Sai che ho fatto un sogno assurdo? – gli disse dolcemente. Patrick rispose annuendo e mugolando indistintamente. – Io ero un diavoletto e salivo in paradiso. E tu eri un angioletto appena arrivato. C’incontravamo e mi facevi toccare le ali…

- Ma tu… - borbottò Patrick, stringendolo in una morsa ferrea quanto tenera, - tutti i sogni che fai sono dei porno sotto mentite spoglie, tipo… - mugolò, gli occhi ancora chiusi.

Pete rise ancora.

- Ma eravamo un sacco carini, sai?

Patrick annuì e gli tappò la bocca con un bacio a stampo.

- Ti credo. – disse, tornando ad accoccolarsi al suo fianco, - Ora però piantala e dormi. Sto morendo di sonno.

Pete annuì, stringendolo a sé. Dormiva già il secondo successivo.

 

*

 

Note. Ehm, ok, io non ho mai scritto nulla sui FOB ed a dire la verità non sono esattamente ciò che si direbbe una vera fan ^^” Mi piace qualche canzone, ma niente di più. La verità è che tutto ciò è stato scritto per Fae, che settimane fa mi mostrò un fumettino (di cui non ricordo l’autore originale, figurarsi… venitemi incontro e suggeritemelo ;_;”) in cui Pete era un diavoletto e Patrick un angioletto. La vicenda non era granché simile a quella raccontata qui dentro, ma l’ispirazione è nata lì ed è stata soddisfatta solo perché Fae l’ha pretesa, quindi se questa storia ha visto la luce lo dovete a lei XD Se sia un merito o una colpa, io non lo so. Comunque non prendetevela con me XD

Titolo rubato all’omonimo manga di Ai Yazawa.