PRETTY PIECE OF MEMORY
Premessa: Dunque, questo è uno spin-off della splendida “ Pretty Piece of Flesh ”, fanfiction AU su X/Tokyo Babylon, di Juuhachi Go. Se ne deduce che, se non avete la più pallida idea di che universo abbia creato la Juccha in questa fanfiction, non capirete un'accidenti di quello che succede qui :'D Comunque, per chi invece sa di cosa si sta parlando, questa mia shot è un'after-fic, e si svolge quindi dopo la fine della storia. Si incentra sul personaggio di Kamui (che brutta fine gli ho fatto fare ._.”””) e sui suoi ricordi, ed è organizzata come un interrogatorio un po' atipico, nel senso di molto romanzato O_ò Buona lettura :*
08.30 A.M.
Il detenuto Shiro Kamui, età imprecisata, sesso maschile, viene condotto dalla
sua cella alla sala interrogatori per procedere all'interrogatorio. Il detenuto
mostra atteggiamenti ostili e, in un primo momento, si rifiuta di rispondere
alle domande. L'agente S. riesce a cambiare la sua disposizione d'animo
promettendogli che sarà un interrogatorio breve e che sarà lasciato in pace dopo
aver risposto a tutto.
A domanda, Kamui Shiro risponde che prima – ed è un prima di anni, anche se non
ci rivela quanti – lavorava a servizio di un'importante famiglia giapponese,
della quale non fa il nome, ma che ricorda essere a capo di un grande tempio
scintoista della città di Tokyo. Una famiglia rispettabile, tiene a precisare.
Racconta anche di essere stato incredibilmente felice di quell'assunzione,
perché gli avrebbe permesso di abbandonare l'orfanotrofio e la vita solitaria
cui era abituato.
Dice di non sapere perché il signore della famiglia avesse scelto proprio lui,
fra tutti i ragazzi disponibili. Non era forte, non era colto, non era neanche
di buon carattere. Ma al signore sembrava non interessare niente di tutto
questo, e lo portò a casa.
A questo punto l'interrogatorio si fa complesso. Il detenuto preferirebbe non
rispondere ad altro e non proseguire nel racconto. Piange anche un po'. Risponde
tuttavia alle incitazioni a continuare. E dunque dice di aver trascorso un
primo, piacevolissimo mese di lavoro, e di essersi guadagnato, per riservatezza,
fedeltà e gratitudine, la più profonda stima del padrone di casa, che un giorno,
chiamandolo a sé, gli aveva parlato di sua figlia.
La signorina si trovava allora lontana da casa, in una villa di campagna ove era
stata mandata a riprendersi dopo aver accidentalmente assistito al suicidio
della madre, la padrona di casa, da tempo psicologicamente turbata.
Afferma che il padrone di casa gli chiese per favore di prendersi cura di lei al
suo ritorno, in quanto in grado di capirlo perché anche lui orfano e unico, in
quella casa, ad avere la sua stessa età. Dice inoltre che il padrone era
perfettamente cosciente dei “pericoli” cui esponeva sua figlia mettendole al
servizio una tale compagnia maschile, ma che di lui era certo di potersi fidare.
Il detenuto piange, confessando di essere stato molto felice di quel gesto,
nessuno gli aveva mai dato fiducia, nessuno gli aveva mai dato un'occasione,
nessuno gli aveva mai dato niente, in realtà, e piange ancora raccontando del
giorno in cui la signorina Kotori era finalmente ritornata al tempio. Dice di
aver capito subito che in lei c'era qualcosa che non andava, e afferma che
l'avrebbe capito anche se non avesse saputo niente del suicidio della signora,
perché la signorina aveva sulle labbra un sorriso dolcissimo ma vacuo, e
sembrava dovesse crollare a piangere da un momento all'altro. Nega di aver fatto
intendere alla signorina alcuno dei pensieri di cui sopra, e dichiara d'essersi
semplicemente presentato come il suo nuovo cameriere personale. Ricorda inoltre
che la signorina non aveva risposto al saluto, limitandosi a sorridergli, cosa
che, commenta, l'aveva inspiegabilmente rattristato.
Dunque da quel giorno in poi Kamui Shiro trascorse la totalità del suo tempo con
la signorina Kotori. Che descrive come splendida. Come angelica. Parla delle sue
vesti come di candidi veli sempre in delicato movimento, della sua pelle come di
prezioso avorio, dei suoi occhi come di ambrati brillanti e dei suoi capelli
come dorata cascata di boccoli.
Sembra chiaro come il detenuto fosse profondamente legato alla signorina Kotori.
Racconta che agli inizi la signorina fu cordiale ma riservata, e che sovente gli
permetteva di lasciarla sola e ritirarsi in camera sua ben prima che fosse
giunta l'ora di andare a letto. Rivela inoltre di aver spesso trasgredito
l'ordine della signorina di lasciarla completamente sola, e di essersi fermato
poco oltre la porta, riuscendo così sovente a sentirla piangere.
Dice di non avercela più fatta ad ascoltare e basta, una sera. Dice di essere
tornato indietro. Di non essere più riuscito a sopportare che una signorina
tanto bella e gentile potesse singhiozzare al punto da ridursi ansante e senza
fiato, e di essere dunque tornato dentro la stanza per cercare di consolarla.
Ricorda di averla vista meravigliosa quella volta come mai prima, con le vesti
scomposte e i capelli scarmigliati, gli occhi rossi e lucidi e le gote umide di
lacrime. Ricorda di aver provato qualcosa di assoluto e indefinito, ricorda che
gli batteva forte il cuore.
Alla domanda dell'agente S. che, un po' confuso dalle dichiarazioni del
detenuto, chiede se quel qualcosa di indefinito e assoluto potesse essere
chiamato amore, il detenuto risponde affermativamente. Ed aggiunge di saperlo
solo adesso, perché l'ha provato solo due volte nella vita, e anche la seconda
era assoluta e indefinita proprio come la prima, per quanto infinitamente più
dolorosa.
Al richiamo del sottoscritto agente F. di attenersi a un racconto
cronologicamente lineare, il detenuto reagisce violentemente. Scatta in piedi e
getta la sedia su cui era seduto lontano da sé, imprecando e gridando che non ha
alcun obbligo di “vuotare il sacco”, e pretendendo di tornare nella sua cella.
L'agente T. lo riporta alla calma e lo convince a continuare.
Kamui Shiro racconta dunque di essersi avvicinato alla signorina e di averla
abbracciata, scusandosi con lei per l'atto sconsiderato e impudente. E dice che
però la signorina lo tenne stretto per un lembo della camicia, impedendogli di
andare via mentre ancora continuava a piangere e, sfogandosi, gli raccontava di
sua madre, di come le mancasse, di come desiderasse dimenticarsi di lei ma
nonostante tutto non riuscisse a togliere la sua foto da sotto il cucino, per
smettere semplicemente di guardarla. E allora lui l'aveva stretta più forte, e
le aveva detto che poteva capirla, perché anche lui aveva perso sua madre, e se
era per questo anche suo padre, e che quindi conosceva bene la sensazione di
sentirsi legati a qualcosa che non c'è più senza poter far niente per cambiare
la propria condizione, e la signorina, sentendo questo, s'era asciugata
velocemente le lacrime e, affranta, gli aveva detto che le dispiaceva
enormemente, che non sapeva niente di questa sua situazione, ma che lui avrebbe
dovuto fermarla, ed impedirle di parlare da egoista, perché in fondo lei aveva
ancora sui padre, mentre lui, Kamui, chi aveva lui?
E lui ricorda di averle sorriso e di averle risposto che tutto ciò che aveva
adesso era lei, la signorina Kotori. Che era stato incaricato da suo padre di
prendersi cura di lei, e che dunque lo scopo della sua vita da quel momento in
poi sarebbe stato servirla. Al che la signorina aveva messo su un broncio molto
carino, e aveva detto che non desiderava che lui le stesse accanto perché
gliel'aveva ordinato suo padre, ma solo perché lo voleva; altrimenti, in una
casa tanto grande e con tante cose a cui badare, non sarebbe di certo mancato
modo di trovare una mansione a lui più congeniale.
Il detenuto ricorda di averla rassicurata sorridendo. Si aver detto alla
signorina che la cosa che più desiderava in quel momento era osservarla
addormentarsi serenamente, accarezzandole i capelli.
E la sua richiesta era stata esaudita.
Dall'autrice… Finito XD Yay! Dunque, questa
fic ha un'età decisamente alta °_° Pensate che l'idea di creare uno spin-off di
questa storia è nata più o meno mentre la stessa era… circa alla sua metà. E
fate conto che solo per scrivere l'ultimo capitolo alla Juccha sono voluti,
tipo, sette mesi. Eggià. Assieme al concepì, la prima cosa che è nata di questo
racconto, incredibile a dirsi, è stata la scena in cui Kamui ha visto Fuuma per
la prima volta *_* E' rimasta praticamente invariata in quanto a fatti, sebbene
sia stata riscritta circa tre volte prima di raggiungere un risultato che
trovasi stilisticamente almeno accettabile XD
A questa prima folgorazione è seguito un mesetto di silenzio, in seguito al
quale ho ricevuto un'altra folgorazione XD stavolta per la parte KoKa. Che ho
cominciato a scrivere mentre ero da mia nonna XD e che ho scritto quasi tutta in
una volta. Dopodichè, parlando con la Juccha, lei mi ha fatto notare che sarebbe
stato meglio aspettare la conclusione di Flesh, per vedere in che modo sarebbero
finiti Fuuma e Kamui, e io l'ho accontentata, anche se avevo già deciso che,
qualsiasi cosa potesse succedere a quei due alla fine, nello spin-off io avrei
fatto in modo che il povero Kamuicchi finisse solo a abbandonato XD E non perché
lo odi, non lo odio affatto ç___ç Solo che dal Fuuma di quella fanfiction
non ci si può aspettare altro , mi sarei sentita una malvagia OOC se avessi
parlato di amore eterno, e soprattutto, mi ci vedete a parlare di amore eterno
in campo FuKa?!
Nonostante questo, credo che l'amore di Kamui per Fuuma non sia bistrattato in
questo racconto :\ Anche perché, come ho già detto alla Juccha, sebbene io non
l'approvi come pairing canon nel manga, nella sua storia sono molto affezionata
a questa coppia, e rispetto moltissimo il sentimento che lega il Flesh-Kamui al
Flesh-Fuuma ù_ù Ecco tutto è.é Spero vi sia piaciuta :*
Questo racconto è dedicato tutto alla mia Jucchola :O E non solo perché è uno
spin-off della sua storia XD Ma perché è stato praticamente scritto in sua
funzione. È un regalo nato solo per lei. È questa la motivazione più importante.
Tutti i deliri pairistici sono venuti fuori dopo XD :*