Seaside
Dall’autrice. Ieri mattina (che era domenica) sono scesa per andare in edicola a vedere se era uscito qualcosa, visto che era un sacco che non ci andavo. Dovete sapere che la mia edicola è più una libreria, infatti vende un sacco di libri. Più volte ero stata attirata verso lo scaffale della “Universale Economica Feltrinelli”, perché avevo letto un nome: Banana Yoshimoto. “Toh, la scrittrice giapponese famosa!”. Avrei voluto tanto comprare “Kitchen” (tanto più che me l’avevano consigliato), ma non c’era, per cui ho optato per un libro che si chiamava “N.P”. Quando sono tornata a casa, nello stupore di mia madre che diceva che non aveva mai letto qualcosa della Yoshimoto, ma che la incuriosiva molto, mi sono fiondata nella mia stanza a leggerlo. Due ore... di meno avevo impiegato solo per “L’amico ritrovato”. Fantastico... “N.P” è uno dei libri più belli che io abbia mai letto. I personaggi sono così attraenti... Kazami nella sua normalità speciale, Sui nella sua follia lucida, Otohiko nel suo fascino misterioso e Saki con quella comprensione immediata da sorella maggiore... appena ho finito di leggere il libro sono rimasta incantata per un po’ di tempo, poi mi sono seduta al computer. E questo è quello che è uscito fuori...
***
- Senti... perché non cerchiamo da un’altra parte?
Dissi mentre lui continuava a bussare alla porta.
- No, dai...
Mi guardò in maniera supplichevole.
- Sono troppo stanco ed ubriaco per guidare...
- Potrei guidare io.
Proposi. Lui mi guardò diffidente: ero meno ubriaca di lui, ma lo ero anch’io...
- Invece... perché non dormiamo sulla spiaggia stasera?
Non me l’aspettavo un’uscita del genere da Otohiko. Sorrisi ironica.
- Non dev’essere male fare l’amore sulla sabbia...
Lui rise sonoramente.
- Ci pensi ancora?
Si, ci pensavo ancora. Quella frase che poco prima mi era stata detta per scherzo, aveva un tono tanto serio da fare pensare una sua realizzazione pratica nell’immediato. Non avevo paura... ma ero molto agitata.
- E va bene...
Conclusi brevemente – tanto gli avrei detto ugualmente si – avviandomi verso un punto in cui avevo pensato si potesse dormire comodamente. Lo sentii sorridere dietro di me. Probabilmente non lo faceva più da tanto tempo che doveva essere parecchio felice di riscoprirsene capace. Tutt’a un tratto lo sentii lanciare un urletto. Mi voltai spaventata.
- Che c’è?
- Mi è venuta voglia di fare il bagno...
Sorrideva guardando il mare, un po’ agitato.
- Ma che ti prende?
Lui si voltò a guardarmi seriamente.
- Sono ubriaco. E voglio farmi il bagno.
Scoppiai a ridere: l’alcol stava finalmente facendo affetto anche su di me.
- Si, però non abbiamo i costumi...
Dissi fra le risate cercando di opporre vana resistenza alla sua proposta.
- Ci importa? Siamo soli...
Concluse lui. Mi prese per mano e cominciò a trascinarmi verso l’acqua. Al contatto era calda – la mano – ma non sudata. Fu un tocco piacevole. In pochi secondi ci ritrovammo a nuotare velocemente in acqua. I nostri corpi si sfioravano ad intervalli regolari, non perché lo volessimo, ma proprio perché ad un certo punto venivano attirati nello stesso posto, e non potevano sottrarsi. Tutto questo continuò per molti minuti, forse per mezz’ora, dopodichè ci fermammo, ansimanti, a guardarci negli occhi. Eravamo così vicini... non tantissimo, ma per me era già abbastanza. Lui mi mise una mano sulla guancia a cominciò a carezzarla. Io, mio malgrado, chiusi gli occhi e mi abbandonai a pensieri che furono all’inizio molto piacevoli. Poi, però, cominciarono a danzarmi davanti le immagini del sorriso così simile di Sui e Shoji. Quello che stavo facendo non era giusto. Non era giusto nei loro confronti. Non era giusto nei confronti di Sui che da qualche parte stava crescendo il figlio di suo fratello nonché suo amante, nonché lo stesso Otohiko che mi stava accarezzando. E non era giusto nei confronti di Shoji, il cui ultimo osso avevo bruciato poco prima nel falò. Ma... non potevo farne a meno... lentamente la mano di Otohiko scese sulla mia spalla e poi lungo la mia schiena, e lo sentii chiaramente avvicinarsi. Le mie mani si mossero come alimentate da una loro volontà, e si posarono sul suo petto, facendomi scoprire che me l’ero immaginato in maniera completamente sbagliata. Avevo sempre pensato che i suoi muscoli fossero poco sviluppati, anzi, che fosse abbastanza flaccido. Invece sia i pettorali che gli addominali opponevano una dolce resistenza alla pressione della mia mano. Quando Otohiko mi baciò, finalmente – e dico così perché aspettavo una sua mossa, in quanto io non avrei mai avuto il coraggio di farlo – capii. Capii che mi piaceva davvero. Davvero tanto. Mi era piaciuto quel giorno di cinque anni fa quando l’avevo visto ridere e scherzare con sua sorella Saki alla festa. Mi era piaciuto quando l’avevo rivisto nel giardino dell’università qual giorno di fine autunno. Mi era piaciuto quando quella notte era spuntato ubriaco e fradicio di pioggia a casa mia. Mi era piaciuto quando a casa sua, imbarazzato, cercava di scusarsi per il suo comportamento. E mi era piaciuto quando avevamo chiacchierato tutta la notte osservando la luna sul marciapiede come due barboni. Anzi... riflettendoci meglio mi era piaciuto ancora prima di tutto questo, quando avevo letto il finale del numero 98, anche se allora ancora non sapevo che era stato lui a scriverlo. E... Dio quanto tempo era che non facevo l’amore... ansanti ci trascinammo verso la riva, e lì ci abbandonammo, respirando forte con i vestiti talmente scomposti e bagnati da lasciarci quasi nudi. Dopo molti minuti ruppi il silenzio.
- Alla fine l’abbiamo fatto davvero... in acqua...
Commentai ironica. Lui si voltò verso di me quasi intristito.
- Ti è dispiaciuto?
Io guardai in quegli occhi profondi e cupi, ma allo stesso tempo così sinceri. Sorrisi.
- No...
***