IL SILENZIO E' D'ORO
La reazione di Mario, nel vedere Zlatan spalmato contro il tavolo in cucina fra
tazze di latte più o meno piene e più o meno fumanti, biscotti sparsi e arance
che rotolano un po’ ovunque a casaccio, è un sospiro teatrale e un altrettanto
teatrale rivolgere gli occhi al cielo come in cerca dell’aiuto di Dio – perché
in certi casi poco importa non essere proprio certi della sua esistenza: ci si
spera e basta, che a sperare non si fa mai male.
La reazione di Davide è più infantile ma non meno concitata: porta entrambe le
mani al viso, come a volercisi nascondere dietro, ma in uno sfoggio di deliziosa
impudicizia che nessuno si sogna neanche di definire casuale lascia separate le
dita, in modo da potersi godere lo spettacolo senza difficoltà di sorta. Si
lascia anche sfuggire un gemitino, di quelli piccoli che scuotono sempre tutti
dal di dentro, e che costringono sia Mario che Zlatan – ancora piegato in due
sul tavolo, per la cronaca – ad un ringhio di gola che gli fa eco ed amplifica
il desiderio che già si fa strada nel bassoventre.
La reazione di Zlatan è ovviamente confusa. In fondo, è lui quello nudo e
piegato sul tavolo, sempre in mezzo al latte e ai biscotti e alle arance, quindi
la sua posizione è senza dubbio la più imbarazzante. Naturalmente, José potrebbe
obiettare che dopotutto non è lui l’allenatore che è stato sorpreso da due fra i
più piccoli giocatori della sua rosa mentre si struscia contro il suo attaccante
migliore e si nutre dei suoi sospiri e dei suoi gemiti come fossero l’unica cosa
importante al mondo attendendo di entrargli dentro e prendersi ciò che vuole
davvero, ma Zlatan delle obiezioni di José – reali o ipotetiche che siano – si
disinteressa del tutto, quindi mugugna un’imprecazione risentita e nasconde il
viso contro gli avambracci, lasciando i capelli lunghi e mossi liberi di
ricadergli ai lati del viso per coprire ciò che ancora resta visibile del suo
imbarazzo.
La reazione di José, comunque, è la più inaspettata di tutte: nel rispetto della
lunga e da più parti apprezzata tradizione dei gesti ad effetto, che lasciano
sempre tutti a bocca spalancata incapaci di formulare una replica o anche solo
di costringersi a pensare a qualcosa di diverso – di diverso da lui e da quanto
possa essere indecentemente bello anche tutto arruffato dopo il lungo e
riposante sonno notturno – José decide come al solito di spingersi oltre.
Spingersi oltre, nel caso specifico, si traduce in spingersi dentro, e
due secondi dopo la schiena lunghissima di Zlatan si inarca e dalle sue labbra
sfugge un gemito dirompente al punto che Mario torna a guardare la scena,
sbigottito, mentre Davide lascia ricadere le braccia inerti lungo i fianchi,
spalancando la bocca e gli occhi.
- Be’? – dice quindi, con quel suo italiano strascicato e un po’ lagnoso e
dannatamente sensuale, col tono preciso di chi ti concede la sua attenzione come
un preziosissimo dono, - Che aspettate? La bestia ha bisogno di essere domata.
– ghigna, spingendosi più profondamente dentro il suo corpo.
Zlatan ringhia, rispondendo al richiamo quasi animalesco delle sue mani che gli
tirano i capelli come redini, per tenerlo buono.
- Stronzo… - mugugna, impossibilitato a muoversi. Mario sospira.
- Sempre la stessa storia… - borbotta quasi annoiato, seguendo Davide e
piazzandosi disinvoltamente alla sinistra di Zlatan, mentre il più giovane
s’inginocchia e, con l’espressione di un bambino che si appresta a mettere le
mani sul suo giocattolo preferito, si china sull’erezione dello svedese,
sfiorandola quasi timorosamente con le labbra prima di prenderla in bocca fino
alla base, inspirando profondamente ed appiattendo la lingua per farle spazio.
- Questo è- - biascica Zlatan, deglutendo a fatica, - è scorretto.
- Per carità, fa’ silenzio. – sbotta Mario, afferrandolo per il mento e
costringendolo a voltarsi verso di lui. Lo fissa negli occhi per qualche
secondo, prima di sciogliersi in un sorriso felice e arreso e improvviso come
solo quelli dei ragazzini possono essere. – Cazzo quanto sei bello, fanculo. –
commenta come fosse una scoperta improvvisa degli ultimi minuti, e si appoggia
al tavolo per chinarsi sulle sue labbra, baciandolo profondamente ed
impedendogli qualsiasi protesta possa venirgli in mente di avanzare contro tutti
loro che si stanno evidentemente prendendo gioco di lui quando quella vacanza
era stata progettata per rilassarsi e basta, non certo per essere violentato sul
tavolo durante la colazione della domenica mattina.
Negli smottamenti che arruffano ancora di più ciò che sul tavolo è stato sparso
solo per addobbo, dato che tutti mettono in bocca di tutto tranne che il cibo
che a quello doveva essere destinato, un’arancia rotola giù verso il pavimento,
e nella caduta libera incontra la testa di Davide, sulla quale rimbalza prima di
andare ad accasciarsi in un angolo, immobile. Davide mugola, mugola tutto
attorno a lui, Zlatan cerca di rafforzare la presa contro gli angoli del tavolo
e si sente cedere le gambe mentre le labbra di Mario sulle sue gli tolgono il
fiato e José irrompe dentro di lui con la violenza di un cataclisma, cingendolo
per i fianchi e mugolando il suo nome sulla pelle della sua nuca, causandogli i
brividi.
Quando viene, Davide non fa una piega. Si ritrae appena, ma non del tutto, resta
lì incollato alla sua pelle come sapesse di zucchero, e lo accarezza piano
mentre, diligentemente, lascia scorrere la lingua tutta attorno e sopra la
punta, ingoiando in silenzio. Zlatan lascia andare un sospiro stremato fra le
labbra di Mario e José regala a tutti un sorriso storto dei suoi, carico di una
soddisfazione che non sarebbe altrettanto bravo ad esprimere con le parole.
- Vedete? – dice quindi, dopo aver recuperato abbastanza fiato per farlo, - È
docile come un agnellino, se sapete prenderlo per il verso giusto.
Zlatan solleva lo sguardo mentre Davide si pulisce la bocca come un bimbo
educato e si rimette in piedi.
- Fottiti. – commenta sgomento, - E fottetevi anche voi. – aggiunge, indicando i
due ragazzini che, per tutta risposta, scrollano le spalle e si dedicano ad
attività più interessanti – Mario raggiunge la moka ancora sul fornello e Davide
si siede a tavola, cercando qualcosa che sia ancora commestibile in mezzo alla
devastazione che regna sovrana.
- Ma non vai a lavarti i denti, Cristo santo?! – sbotta Zlatan, accasciandosi
stremato sulla prima sedia disponibile e guardandolo con un’aria a metà fra lo
sconfitto e il disgustato. Davide, che non ha ancora aperto bocca se non,
naturalmente, per farsela scopare, lo guarda con sincera curiosità, prima di
sorridere con l’espressione ebete di un mentecatto.
- Così la colazione ha un sapore migliore. – risponde deliziato, infilando in
bocca un biscotto in chiara overdose da gocce di cioccolato.
La reazione a queste parole, stavolta, è comune.
- Dà? – lo chiama Mario, esprimendola per tutti, - Era meglio se stavi zitto.