SLEEPTALKER
Capita sempre piuttosto all’improvviso. Mario ha imparato a dar la colpa agli
ormoni e non farsi più tante domande al riguardo, anche perché porre delle
domande porta spesso a ricevere delle risposte, e Mario non è proprio sicuro di
averne bisogno al momento – almeno, non quanto ha bisogno di sentire la pelle di
Davide scivolare umida sotto i polpastrelli – motivo per cui zittisce il
cervello e si solleva a sedere sul materasso, lanciando un’occhiata alla porta
chiusa e, subito dopo, un’altra al profilo di Davide, immobile nel buio.
Si accarezza lo stomaco nudo, le dita che esitano sull’orlo dei boxer, ed
osserva l’erezione evidente nonostante ciò che la copre, i lineamenti del viso
che si tendono in una smorfia un po’ stanca mentre cerca di capire se ci sia
qualche speranza di venirne fuori senza disturbare Davide. Solleva il lenzuolo,
scosta i boxer – no, nessuna speranza, conclude gettando le gambe giù dal letto
e piantando bene i piedi per terra, allungandoli un po’ in avanti a tastare il
tratto di moquette che separa il suo letto da quello di Davide, per verificare
che non ci siano ostacoli pericolosi. Anche perché farsi male in questo momento
sarebbe se non altro ridicolo, e poi dare spiegazioni sarebbe indubbiamente
imbarazzante.
Si mette in piedi nello stesso istante in cui Davide si volta su un fianco e
affonda con un mugolio nel disastro di lenzuola, piumoni e cuscini che gli
ingombra il letto. Quando sono andati insieme in ritiro per la prima volta, e
l’ha osservato andare in giro per la stanza a raccattare cuscini – per poi
uscire dalla camera e chiedere i cuscini in eccedenza anche al alcuni dei loro
compagni di squadra – per qualche istante ha temuto che Davide fosse una qualche
specie di principessina viziata intrappolata nel corpo di un giovane calciatore
troppo magro per fare davvero questo mestiere, ma poi, quando l’ha visto
arrangiare i cuscini sul materasso provando svariate combinazioni e testando la
comodità di tutte prima di fare la propria scelta definitiva, ha capito che
Davide non ambiva ad avere un letto simile a quello di una qualche principessa
dotata di baldacchino, quanto più una cosa molto più semplice e da ragazzino,
una cosa molto più sua: a Davide piace il caos; più una cosa è confusa,
più lui è felice di viverla, e questo è anche il motivo per cui vanno così
d’accordo.
Si siede sulla sponda del letto, senza curarsi di fare delicatamente.
D’altronde, dovrà pure svegliarlo, in qualche modo. Davide, però, non sembra
dello stesso avviso: Mario lo osserva mugolare ancora ed affondare con maggiore
convinzione fra i cuscini – anche a rischio di soffocarcisi, probabilmente –
affatto intenzionato a schiudere gli occhi.
- Ehi, Dade. – lo chiama, infilando una mano sotto la coperta e poi sotto anche
la maglia del suo pigiama, poggiando le dita fredde sulla sua pelle caldissima,
- Dade, svegliati.
- Mmh… - borbotta lui, strizzando le palpebre ed arrotolandosi come una palla, -
Chevvuoi…? – chiede, strascicando la voce in un lamento da bimbo.
- C’ho voglia. – risponde Mario, stendendosi al suo fianco sotto la coperta e
buttando giù un paio di cuscini oggettivamente inutili mentre sorride per il
suono impastato di sonno della sua voce.
- Ma io no… - si lagna ancora Davide, gli occhi chiusi e le labbra piegate in
una smorfia triste, - Non puoi aspettare domani…? – chiede trasognato, - Sto
dormendo…
- Sì, me ne sono accorto. – ride Mario, intenerito, scivolando con le labbra
sulla sua nuca fino a fargli il solletico, - Dai, se non era urgente mica ti
rompevo le palle…
- Ma daiiii! – mugugna Davide, afferrando un cuscino a caso fra i sopravvissuti
agli smottamenti causati da Mario ed usandolo per coprirsi la testa. Mario manda
via l’intruso con un colpo della mano e scende a torturargli il collo con
labbra, lingua e denti. Davide sbuffa, si dimena, poi le sue spalle si rilassano
e così fanno anche i lineamenti del suo viso.
- Allora? – chiede Mario, strusciando il naso contro il suo zigomo, - Posso? – e
le sue dita già scendono oltre l’orlo dei pantaloni del pigiama, accarezzando il
profilo delle natiche sode.
Davide sospira e si stende meglio sul materasso, schiudendo lievemente le gambe
ed afferrando un cuscino alla cieca per sistemarselo sotto la pancia, in modo da
riuscire a tenere sollevato il bacino senza per questo dovere rimanere vigile.
- Va beeene… - borbotta con tono di compassionevole concessione, - Ma fai piano
e non svegliarmi, che domani sarà una giornata pesante.
Mario annuisce anche se sa che Davide, girato com’è, non può vederlo, e
oltretutto, pure se potesse vederlo, non lo vedrebbe lo stesso, dato che ha
ricominciato a dormire beatamente come se quella discussione non fosse mai
avvenuta.
Striscia sul materasso tirando via la coperta – e ricevendo in risposta il
solito mugolio nient’affatto compiaciuto da parte di Davide – e si sistema fra
le sue gambe, spogliandolo frettolosamente della parte inferiore del pigiama per
poi fermarsi ad osservarlo a lungo: la curva pallida della sua schiena si perde
sotto la maglia del pigiama tirata su appena fino al pancino un po’ tondo e
rilassato, ed in pratica è la cosa più bella che Mario abbia mai visto in tutta
la sua intera vita.
Si morde un labbro, allungandosi sul suo corpo e lasciando brevi baci umidi
ovunque le sue labbra riescano ad arrivare, mentre raggiunge il cassetto del
comodino e, sbrigativamente, ne tira fuori un preservativo e il tubetto di
lubrificante. Indossa il primo e prepara Davide col secondo, ed è bellissimo
sentirlo mugolare nel sonno ed osservare il minuscolo sorriso che gli si allarga
sulle labbra quando le sue dita cominciano ad entrare e uscire dal suo corpo,
immediatamente seguite dal suo sesso che è tanto teso e duro che Mario ha paura
possa esplodere – come il suo cuore, che al solo sentire il corpo di Davide
schiudersi e poi stringersi attorno al cazzo si gonfia, si gonfia, si gonfia al
punto che fa male, ed è questa la cosa meravigliosa del sesso con Davide, che
lui sia cosciente o meno, che ogni volta è tanto speciale da confonderlo,
amplifica ogni sensazione fino al dolore fisico. Anche quando è bellissimo,
anche quando è tutto perfetto, anche quando il piacere gli confonde i sensi e lo
costringe a gemere forte mentre si spinge dentro di lui ritrovando la sua stessa
forma all’interno il suo corpo, c’è sempre quel qualcosa in più che rende
quei momenti belli oltre il limite della sopportazione.
Serra le dita attorno ai suoi fianchi e poi, semplicemente, cede, abbracciandolo
stretto e spingendosi con forza dentro di lui ancora un paio di volte, prima di
venire e ricadergli addosso, spossato. Ansima contro la sua spalla e sorride.
- Wow. – esala in una risata senza fiato, baciandogli la spalla e l’incavo del
collo, - Wow, Davide. Sei wow.
- Mmmhn. – mugola Davide, annuendo, - Anche tu sei wow… - poi schiude gli occhi,
battendo un paio di volte le palpebre e guardando fisso sulla parete come
realizzando improvvisamente cosa sia successo. – Mario! – lo chiama ad alta
voce, contorcendosi sotto di lui per rimettersi a pancia in su e cercare allo
stesso tempo di rivestirsi e ricoprirsi, - Non ci posso credere, l’hai fatto di
nuovo!
- Ma mi hai dato il permesso! – ride lui, sistemandosi tranquillamente fra i
cuscini senza nemmeno rimettere a posto i boxer.
- Ma stavo praticamente parlando da addormentato, Dio mio! Sono un caso
al limite del sonnambulismo e tu- tu- tu te ne approfitti! – si lamenta,
puntandolo col dito e raccogliendo tutti i cuscini che riesce a raggiungere per
schiacciarseli contro il viso, imbarazzatissimo.
- Adesso piantala di fare la piaga, su. – ride ancora Mario, afferrandolo per le
spalle e tirandoselo contro, recuperando poi il lenzuolo per coprirli entrambi.
– Adesso puoi dormire, no? – conclude con un ghigno furbo.
Davide gli lancia un’occhiataccia, poi sospira e gli si sistema addosso.
- La prossima volta aspetti che mi sveglio. – lo rimprovera, - Altrimenti
niente, ok?
- Okay, okay. – concede, prendendo ad accarezzargli piano i capelli per
conciliargli il sonno. Sa già che non rispetterà la promessa, e lo sa anche
Davide, ma al momento non importa.