UNDERAGE
Il caldo asfissiante dell’estate spagnola amplifica gli odori e i sapori. La
pelle di Bojan sa di zucchero e sale, e Josep la assaggia in punta di lingua
mentre il ragazzo si struscia contro di lui, premendoglisi addosso fino a
togliergli l’aria dalla bocca con un bacio profondo e lento. Josep, seduto sul
letto, piega il viso all’indietro per seguire Bojan nel movimento quando lui
solleva una gamba e lo scavalca, per sederglisi in grembo. Il tocco della sua
pelle è caldo come fuoco vivo su una ferita aperta, e altrettanto brucia. Le sue
cosce bianche come il latte si serrano attorno ai suoi fianchi mentre si solleva
un po’ – solo un po’, non allontanarti troppo, Boji, resta qui, Boji - e
stringe piano la sua erezione fra le dita piccole e sottili, per indirizzarla
agevolmente verso la propria apertura, senza mai smettere di baciarlo.
Il suo corpo, dentro, è perfino più caldo. Chiudendo gli occhi, Josep gli lascia
scorrere le mani lungo la schiena, tirandoselo contro e penetrandolo in
profondità con un gemito gutturale, mentre il miagolio di risposta del ragazzo
gli risale il collo fino alle orecchie, tremando sulla pelle come elettricità,
dandogli i brividi. Bojan è fatto della stessa sostanza del sole: è splendido,
accecante, e brucia. È pericoloso tanto quanto è bello, perché sono passati solo
pochi minuti da quando si stanno accarezzando e già Josep teme di non poterne
fare più a meno. Morde le sue labbra morbide come fossero caramelle, stringe la
sua erezione fra le dita e la accarezza con cura, quasi amorevolmente. Bojan è
carino, merita di essere protetto. Bojan lo fa impazzire, e Pep vorrebbe
ribaltarlo sul materasso, spalancargli le gambe e scoparlo con violenza mentre
lo morde ovunque, ma si trattiene. Stringe la presa sui suoi fianchi, ma lascia
che sia Bojan a decidere ritmo e velocità, mentre si solleva e poi ridiscende
sulla sua erezione, attirandolo così profondamente dentro di sé che Pep se ne
sente risucchiato senza speranza, fino a sciogliersi in un gemito strozzato che
Bojan accoglie sul proprio petto, mentre allo stesso tempo accoglie il suo
orgasmo dentro di sé, con un sorriso da bimbo sul quale Josep si concede di
lasciare l’unico morso davvero forte di quella mezz’ora.
Ricadendo su un fianco e poi sistemandosi fra le lenzuola a pancia sotto, Bojan
sfiora il labbro arrossato e gonfio e ridacchia, succhiandolo appena all’interno
della bocca, un po’ per alleviare il fastidio e un po’ per mantenere intatta un
po’ più a lungo quella sensazione a metà fra il dolore e il piacere che sente
tanto potente quando lo stringe fra i denti.
- Senti… - dice poi, allungandosi a disegnare fantasiosi ghirigori senza senso
sul suo petto, - La settimana prossima faccio il compleanno.
- Aha. – ride Pep, seguendo con gli occhi quei disegni immaginari e poi
stringendo la sua mano fra le proprie in una carezza ruvida. – Quindi?
- Quindi, - ridacchia il ragazzo, stiracchiandosi come un gatto e rotolandogli
addosso in un gesto falsamente casuale, - magari potresti farmi debuttare in
prima squadra, quando comincia il campionato. – si struscia contro di lui,
osservandolo con quegli occhioni enormi da cerbiatto e sorridendo appena. – Che
ne dici?
- Dico che è un regalo importante e impegnativo. – ride Josep, scuotendo il capo
con estremo divertimento.
- Be’, compio diciassette anni, in fondo! – borbotta lui, atteggiando le labbra
in un broncino adorabile, - Sono abbastanza grande per prendermi questa
responsabilità.
- Ah, sì, indub- diciassette anni? – quasi si strozza Pep, lanciandogli
un’occhiata a metà fra il terrorizzato e l’allucinato, - Tu devi ancora
compiere diciassette anni? Cioè sei minorenne?!
Bojan inclina il capo e sbatte le lunghe ciglia, come cadendo dalle nuvole.
- Credevo lo sapessi. – risponde con naturalezza, scrollando le spalle sottili.
Pep fissa il muro con occhi vacui. Pensa che sì, la prima squadra può anche
regalargliela, per il compleanno. Ma più che altro per evitare una denuncia, e
sul fatto che Bojan sia o meno abbastanza grande per prendersi determinate
responsabilità piuttosto che altre-- be’, su quello eviterà di riflettere,
almeno per ora.