16° capitolo

Cosa è  significato per noi
 
Dall’autrice... Waaah! Sapevo che sarebbe accaduto, prima o poi! Ed allora perché non posso fare a meno di 
essere così triste e depressa??? Perché deve finire sempre così, quando concludo una fic a capitoli???;_; Bah, ci 
risentiamo (per l’ultima volta!!!) alla fine del capitolo.
 
Non ci lasceremo mai.
Bella frase. Fosse vera.
**
Di fronte ai loro occhi una Naiko in lacrime, distrutta psicologicamente e fisicamente, desiderosa solo che tutto 
questo... finisse, in qualche modo. Ma non poteva lasciarli senza dir loro niente. Aveva un disperato bisogno di 
tirar fuori tutto. Tutto. Tutto. Probabilmente non ne avrebbe mai più avuta occasione, quindi...
La voce metallica di una signorina che annunciava la sua partenza fra mezz’ora le distolse dai suoi pensieri e la 
portò alla realtà.
Provò ad aprire la bocca, ma non riuscì a dire nulla, per via delle lacrime.
Poteva dire tranquillamente, senza paura di essere smentita, di amarli.
Riprovò a parlare, e stavolta ebbe più successo.
- S-Sono successe tante cose... nel giro di poco tempo... troppo poco... 
E qui si interruppe un attimo, notando Akira abbassare lo sguardo e stringere i pugni.
- Il mio affetto per voi non cambierà. Lo giuro. Ma ognuno deve seguire la sua strada, volente o nolente, ed è a 
malavoglia che adesso io mi separo da voi. Non vorrei... ma lo devo fare. Ho perso molto tempo in cose... inutili. E 
mi dispiace. Vi voglio davvero bene...
Vedendo che nessuno di loro accennava alcunché di risposta, gli si avvicinò, uno per uno, con il viso tranquillo ma
la morte negli occhi.
- Aya... mi mancherai da morire... te la affido, Rukawa-kun...
Lui guardò prima Ayako, appoggiata al suo petto, sul punto di collasso, e poi guardò Naiko, sorridendole 
tristemente. Un piccolissimo sorriso di rammarico.
La ragazza abbracciò un’ultima volta Ayako e poi si mosse verso Hanamichi. Il quale sembrava tutto meno che in 
stato catatonico.
- Hana...
Appena lei ebbe pronunciato il suo nome, lui la abbracciò dolcemente carezzandole i capelli.
- Non ti dimenticherò mai, Nai...
Lei lasciò un bacino piccolo sulla sua guancia.
- Neanche io.
Si portò davanti ad Haruko e Ryota.
- Miyagi... Akagi... mi dispiace se certe situazioni vi hanno infastidito più del necessario. Spero solo che capiate che
la cosa non è dipesa da me e che non c’è nessuno da colpevolizzare.
Il tempo stringeva, e lei... lei aveva ancora qualcuno da salutare. Andò da Akira, che sembrava completamente 
estraniato dal mondo, sguardo basso. Non sembrava neanche respirare.
- Akira... io... ti amo da morire... non posso dimenticare... non dimenticherò mai... scusami...
Al sentire l’ultima parola, lui fece un balzo in avanti e la abbracciò con forza. Naiko potè sentire le lacrime di lui sul 
viso.
- Di che dovrei scusarti, Naiko? Di avermi regalato l’amore?
Si separarono leggermente per scambiarsi un ultimo bacio. Anche sotto lo sguardo mesto di suo padre. Un ultimo 
bacio ancora...
Quando le loro labbra si scostarono fu per sempre. A Naiko venne nuovamente una gran voglia di piangere. Si 
voltò verso suo padre, per raggiungerlo ed andare via, ma venne fermata. Qualcuno l’aveva afferrata per una spalla.
- Nai!
Si voltò, al massimo dello stupore, trovandosi di fronte un Soichiro ansimante. Sicuramente era arrivato lì di corsa.
- Nai...
Ripetè di nuovo attirandola a sé in un abbraccio che al principio lei non ricambiò.
- Scusa... mi dispiace, perdonami... scusa... scusa... scusa...
Ogni parola era un singhiozzo. Non piangeva, ma singhiozzava. Era uno strazio.
Quando vuoi bene ad una persona non puoi dimenticarlo.
- Ti amo Nai... mi dispiace se questo ti ha fatto soffrire... non sei un capriccio, ma ti amo davvero... però... io 
adesso non posso fare davvero più niente... neanche se tu rimanessi saresti mia... perciò...
Quando lei, finalmente si decise a ricambiare l’abbraccio, lui smise di parlare.
- Perdonato, Chiro... perdonato... addio...
Si staccò da lui, e solo in quel momento Jin si mise a piangere.
Da lontano, la videro avvicinarsi al check-in, prendere le valigie, avvicinarsi a suo padre e poi sparire nel bus che 
l’avrebbe portata all’aereo.
All’aereo che l’avrebbe portata via da loro.
Insieme, seppur fisicamente distanti, i ragazzi rimasti a terra provarono lo stesso dolore, e poterono capire di essere
intimamente uniti.
**
Quattro anni dopo.
- Allora, vogliamo andare???
Chiese Ayako impaziente rivolgendosi a Kaede.
- Si, si...
Rispose lui apparentemente disinteressato al massimo. Ma si capiva che non stava più nella pelle.
- Allora, buona fortuna!
Disse Akira sorridendo a lui, vicino al treno che li avrebbe portati a Yokohama.
Kaede Rukawa era stato convocato per la squadra nazionale di basket. Ayako aveva deciso di seguirlo senza 
pensarci due volte.
Hanamichi era partito per l’America l’anno prima, ed era stato preso sotto la protezione di Frank Glasgow. 
Probabilmente giocava ancora nei Rangers.
E così lui, Akira Sendo, rimaneva in quella città. Ci sarebbe rimasto probabilmente per sempre. Però, adesso, 
salutare anche Ayako e Kaede, grazie ai quali – e con l’aiuto anche di Hanamichi – era riuscito a riprendersi dopo
la partenza dell’unica donna che avesse mai amato, gli faceva davvero male. Cercò di non darlo a vedere. Ma era 
sicuro che loro l’avessero capito.
- Bah, non ti intristire, Sendo! Non saprei a chi affidarti...
Disse la mora pensierosa.
- In ogni caso ci rivedremo in estate, e tornerà anche Sakuragi, per le vacanze, si tratta di aspettare sette-otto 
mesi... puoi farcela!
- Avanti, non cadrò certo in depressione alla prima avversità!
Sorrise di nuovo lui.
Si lasciarono con una marea di sorrisi, ed uscendo dalla stazione Akira guardò il cielo che diventava lentamente 
sempre più scuro.
L’inverno stava cominciando, e lui aveva da allenarsi con il Mishino, la squadra con la quale giocava adesso a 
livello professionale. Prima in campionato, molto probabilmente sarebbe andata ai nazionali. Poteva dire di essere,
bene o male, felice e soddisfatto della sua vita. Sebbene, ogni tanto, un’ombra arrivasse a coprire l’azzurro dei suoi
occhi. Ma l’ombra fuggiva presto quando sovveniva il ricordo del sorriso di Naiko.
 
Fine.
 
Dall’autrice... “Ebbene??? Tutto qui?”. Questa la prima reazione di Elisa. Dopodichè è scoppiata in lacrime 
rileggendo la scena di Nai e Chiro. Bè... l’ultimo talkabout... sono depressissima... la depressione era tale che non 
ce l’ho fatta a scrivere un capitolo più lungo, ho provato a condensare le emozioni in poche frasi, perché se mi fossi 
dilungata troppo nel discorso probabilmente sarei stata patetica... non vorrei che sia patetica anche adesso O_O. 
In ogni caso... a tutti coloro che mi hanno inviato mail per questa storia, alla mia kohai Misato, a Riccardo che se 
l’è letta tutta d’un fiato (più o meno...) e che mi ha scambiata per Naiko (-_- non me la scordo mica...) un 
GRAZIE grande quanto una casa per il sostegno. Ringraziamenti dovuti anche al sensei Inoue, che con questo 
manga mi ha mandata in pura estasi parecchie volte... amo Slam Dunk ed amo i suoi personaggi... amo tutto di 
quest’opera, ma più di ogni altra cosa amo Sendo (^_^). Bè... che dire, un ultimo grazie per avermi seguita in tutti i
miei  vaneggiamenti ed un arrivederci alla prossima... (non penserete mica che io smetta di scrivere fanfiction,
eh???;-))